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Il fantasista rossoblu, diventato da poco capitano, sprona la squadra: "Per raggiungere la salvezza ci vogliono talento, adrenalina e concentrazione. A Bologna sono molto felice"

In poco meno di un anno e mezzo Alessandro Diamanti è riuscito a conquistare il cuore dei tifosi bolognesi. Il fantasista toscano, giunto nel capoluogo emiliano nell'agosto del 2011, è riuscito a migliorarsi partita dopo partita, diventando sempre più leader del gruppo rossoblù e guadagnandosi prima la chiamata di Prandelli per l'Europeo e poi i gradi di Capitano.

Ma l'umiltà resta il suo marchio di fabbrica, come dichiarato ai colleghi de la 'La Gazzetta dello Sport': "Sono solo una persona normale che ha la fortuna di avere una bellissima famiglia, presto arriverà il terzo figlio, un maschietto dopo due bambine. Faccio un bel mestiere con grande gioia: sono un entusiasta 24 ore al giorno".

Storia particolare, la sua. Sì perché "Alino" è esploso nel calcio che conta a 29 anni: "Ogni calciatore matura in tempi e modi diversi. Per questo io non ho nessun rimpianto, probabilmente a 20 anni non ero ancora maturo. Ora sono a Bologna, felice, ma soprattutto so di meritarmi di essere qua. Giocare per lo scudetto o la salvezza richiede le stesse qualità: concentrazione, volontà, forza, rabbia, adrenalina e talento".

E allora, l'attenzione non può che essere rivolta al suo Bologna e alla stagione in corso. Non semplice, per una squadra che aveva deliziato il proprio pubblico lo scorso anno, toccando quota 51 nella classifica finale: "Un anno fa abbiamo ottenuto 51 punti, realizzando un grandissimo girone di ritorno. Anche quest'anno l'obiettivo non cambia: raggiungere la salvezza il prima possibile. Ramirez? Non parlo dei giocatori che sono andati via da Bologna. Il presente oggi è formato da Gabbiadini, Kone e Pasquato e io mi diverto a giocare con loro.".

E il futuro di Diamanti? Il contratto con il Bologna scade nel 2017, ma se l'estero dovesse chiamare..."Il clima è positivo, la città mi piace molto e io sono un amante della buona cucina. Vivo molto bene e mi piacerebbe continuare a mantenere questo tipo di rapporto con la città e la gente. Ma non nego una cosa: se arrivasse una chiamata da una big straniera, potrei fare altre scelte. Non mi dispiacerebbe un'altra esperienza all'estero.".

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