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Siamo a dicembre ma è già ora di iniziare a tirare le somme, e Stefano Braschi non ci sta con l'attacco mediatica alla classe arbitrale, di cui ha preso parte per molti anni.

Il designatore della Serie A, Stefano Braschi, parla della sua terza stagione al timone analizzando dati, episodi e tecnologia in campo ai microfoni de ‘La politica nel pallone’, programma di approfondimento di Gr Parlamento. Nonostante le feroci polemiche che stanno alimentando la cronaca nelle ultime settimane, l’ex-arbitro toscano si dice soddisfatto della stagione in corso.

Non mi va giù che si parli male della classe arbitrale quando c’è un errore in tutta la giornata, così si manda a rotoli tutto il buono che si è fatto – si sofferma Braschi – da quando ricopro questo ruolo, non avevamo mai assistito a una percentuale di errori così bassa, anche quest’anno siamo sotto il 3-4% di errori totali, è meglio aspettare la fine del campionato per fare bilanci, ma per ora è più che buono”.

“Un guardalinee deve valutare tra le 10 e le 15 situazioni a partita, che nell’arco di una stagione diventano migliaia, fare 40-50 errori può sembrare molto ma considerando le chiamate corrette è uno scarto accettabile” – spiega il dirigente arbitrale –. Certo che se la partita è Inter-Juventus è diverso, Tagliavento l’ha gestita male ma resta un grande arbitro che è incappato in una prestazione negativa, così come accade a tutti i grandi campioni”.

Infine riguardo la moviola in campo: “Non credo sia il momento giusto, molti episodi rimangono dubbi anche dopo valutazioni televisive, andrebbe bene per il gol-non gol – conclude Braschi – ma se ancora non lo si è fatto è perché non c’è la sicurezza al 100% sulla validità degli strumenti attualmente disponibili, basta vedere le auricolari che a volte vanno e altre no… speriamo quelle di nuova generazioni siano migliori”.

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