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L'ex direttore sportivo viola, dopo mesi di assoluto silenzio, racconta le proprie sensazioni e gli ultimi mesi trascorsi a Firenze: "Gioisco per i successi dei ragazzi".

Pantaleo Corvino si confessa e, dopo sei mesi di assoluto silenzio, racconta in una lunga intervista alla 'Gazzetta dello Sport' le proprie sensazioni in merito agli ultimi mesi trascorsi da direttore sportivo della Fiorentina.

I viola volano nella parti nobili della classifica, e Corvino gongola: "Per proprietà e tifosi sono sinceramente felice. Sono arrivati tanti nuovi giocatori, molti anche importanti. Ma sono contento che anche 'vecchi' come Jovetic, Ljiaic, Cassani, Olivera, Romulo, Pasqual, Seferovic, stiano dando un contributo importante. E che altri, arrivati negli ultimi mercati, come Behrami, Cerci e Nastasic lo abbiano dato, in maniera sostanziale, a livello economico''.

Quindi prosegue: "Sono stato contento nel vedere la coerenza dei procuratori di Hegazy, Borja Valero, Roncaglia ed El Hamdaoui nel mantenere gli accordi di massima di gennaio. Come è stata una bella soddisfazione lasciare solo quindici calciatori della prima squadra, un bel vantaggio per chi si doveva concentrare, nell'iniziare un nuovo ciclo, sugli acquisti. E che gioia il settore giovanile, ora tra i più importanti d'Italia. Lo si vede nella Primavera che primeggia in campionato con tutti ragazzi arrivati negli anni precedenti".

Corvino ringrazia ancora il popolo viola per i meravigliosi anni trascorsi a Firenze: "Sette anni sono stati tanti, ma prendere atto che tutto era finito con la stima reciproca della proprietà e dei tifosi è stato bellissimo. Mai un coro o uno striscione contro. Hanno capito che anche quando ho sbagliato era fatto con passione".

Corvino torna sul caso Berbatov, e ricorda: "Lo presi a Lecce quando aveva 19 anni, al Kalpiski di Sofia trovammo l'accordo. Dopo due giorni di visite a Brescia chiese di tutto e di più, l'affare saltò. Su storie così ogni d.s. potrebbe scrivere libri". E rivela :"Ad esempio Vidal con il suo procuratore Felicevich venne a casa mia in via Guerrazzi a Firenze, tre anni fa alle 8 del mattino, per l'accordo. Poi la trattativa si arenò..."

Quindi il dirigente non si sbilancia sulla data di rientro nel mondo del calcio: "Dopo venticinque anni senza sosta dalla terza categoria alla Champions tirare il fiato non fa male. Da fuori vedo un calcio più povero di valori e strutture. Senza obblighi d'investimento nei giovani. E poi la fatica a fare riforme che riguardino la giustizia sportiva, le Leghe e gli extracomunitari".

Corvino esalta Montella, soffermandosi sul capitolo allenatori: "Vincenzo è la sorpresa del campionato, sta facendo benissimo. Nel 2004 portai Zeman a Lecce in A dopo che era retrocesso in C1 con l'Avellino e dopo una serie di esoneri. Il suo 4-3-3 nella fase offensiva dovrebbe essere riconosciuto Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Era l'interpretazione del personaggio che non condividevo, e lui se ne risentiva".

E riguardo a Prandelli svela un retroscena: "Per prenderlo feci una cosa che mi fa ancora male, chiamare Guidolin e dirgli che non sarebbe più venuto. Ma non rinnego niente. Certo uno è più credibile se va via da vincitore. Sarebbe stato giusto non lamentarsi dicendo cose poco simpatiche verso quanto era stato fatto. Poteva evitarsele".

Quindi punge il Ct azzurro e dichiara: "Anch'io avrei potuto dire che la Fiorentina cedette potenzialità come Kuzmanovic, Balzaretti, Pazzini, Maggio, Osvaldo, Almiron, Storari, bastava che avessero avuto un po' più della sua fiducia e forse parleremmo di un'altra storia. Basterebbe ricordare che a metà del quinto anno insieme eravamo in lotta per i quarti di Champions col Bayern, in semifinale di Coppa Italia e in corsa per i primi posti in campionato. Il nostro conto è di gran lunga in attivo".

Infine chiosa polemico: "Prandelli comunque è talmente bravo in tutto che oggi meritatamente è il C.t. della Nazionale, però sono certo che se avesse scelto la carriera ecclesiastica sarebbe diventato come minimo cardinale...".

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