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Il presidente granata, alla vigilia del derby contro i bianconeri, ribadisce la propria atavica antipatia per i cugini e dichiara: "La Juve non mi è mai stata simpatica".

E' ora di derby a Torino, stasera infatti, allo 'Juventus Stadium', bianconeri e granata torneranno ad incrociare i tacchetti per conquistare la supremazia cittadina all'ombra della Mole.

Il presidente del Torino, Urbano Cairo, ha raccontato le sue emozioni alla vigilia dell'attesissimo match in una lunga intervista concessa a 'Tuttosport': "Sono carico. Torino è anche, anzi soprattutto la città del Toro. E il Toro è ben felice di giocare il derby. La Juventus ha un fatturato sei  volte superiore al nostro, competere è difficile, mi pare che siamo di fronte a uno squilibrio evidente per intensità di capitali"- ammette il patron granata.

Quindi Cairo prosegue: "Questo non significa che in una partita secca, dove ci sono situazioni emozionali particolarissime, dove la componente passionale ha un certo effetto, non sia possibile sovvertire i valori in campo. Per me è fondamentale crederci".

Il presidente del Toro svela la propria atavica antipatia per i colori bianconeri: "E’ una squadra che fin da bambino non mi è mai stata simpatica. Il rapporto con l’attuale dirigenza è buono, persino con la gente comune lo definirei buono. I tifosi bianconeri non sono mai stati ostili con me. Anzi, colgo l’occasione per auspicare serenità al termine della battaglia che si svolgerà dentro lo Stadium".

Poi si passa ad affrontare il tema stadio: "Noi abbiamo l’Olimpico. Che è un impianto confortevole anche se realizzato per i Giochi del 2006. Andrebbe rivisto nelle curve, che rimodellerei più all’inglese. La nostra casa comunque mi soddisfa e poi, per l’appunto, è la nostra casa".

E sul 'Filadelfia' spiega: "Io mi sono impegnato in maniera solenne attraverso la fondazione che porta il nome di mia mamma, il Comune ha fornito le sue garanzie, la Regione ha dimostrato fattivo interesse. Ora dobbiamo imprimere un’accelerata, scegliere il progetto e cominciare la costruzione. Lì si allenerà la prima squadra, lì lavoreremo giorno dopo giorno".

Cairo si sofferma poi sulle recenti polemiche arbitrali che stanno avvelenando anche il campionato del Torino: "Alcune decisioni ci hanno penalizzato, ma non oso pensare che ci sia qualcosa contro il Toro. No, nessuna macchinazione. Bisogna avere fiducia nel sistema, altrimenti converrebbe lasciare. Ai ragazzi comunque darei sette. Ma la mia mamma, quando tornavo da scuola con sette sul diario, non era contenta. E non lo sono nemmeno io, malgrado per una neopromossa sette sia un voto incoraggiante. Possiamo fare di più".

Ecco poi il bilancio del patron dopo il suo primo settennato da presidente granata: "Tengo la grande passione, il grande amore, la grande dedizione che ho messo nel Torino. L’eccellenza è stata la promozione al primo colpo. Poi tengo anche gli investimenti nel settore giovanile che, poco alla volta, stanno dando i loro frutti. Quando sono arrivato, Comi e Benedetti avevano tredici anni, ora giocano in serie B e ne hanno appena 20. Ogbonna è andato in Nazionale, Diop non c’era, Suciu era negli Allievi, Gomis in Primavera".

Si chiude con il mercato, Cairo sbarra le porte alla Juve per Ogbonna, e dichiara: "Angelo è un bravo ragazzo. Soprattutto un ragazzo onesto. Non pensa minimamente di andare alla Juventus perché ama il Toro. Il giorno in cui lascerà il Toro avrà tali e tante offerte straniere che non gli passerà nemmeno per l’anticamera del cervello". E sulla finestra di gennaio spiega: "Ho imparato a ragionare in termini di squadra, non di singoli. Comunque, se avremo modo di rinforzarci lo faremo sicuramente".

Infine Cairo apre alla pace con capitan Bianchi: "Lo stimo, l’ho pagato profumatamente e l’ho tenuto pure in serie B. Concordo sul fatto che debba esserci un momento in cui io e lui ci siederemo davvero intorno a un tavolo per parlare. Non c’è fretta, ad ogni modo".

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