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Il tecnico gialloblù, che domenica sfiderà a Marassi il suo ex allenatore, è convinto che per risalire il Chievo debba ritrovare il senso della realtà. Vale anche per i tifosi...

Incontro-scontro all'orizzonte per Eugenio Corini e Gigi Del Neri, un tempo, rispettivamente, regista e allenatore del Chievo dei miracoli, domenica su due sponde opposte. A Marassi andrà in scena Genoa-Chievo, un match che, per motivi di classifica, entrambe non possono fallire, come ben sa l'attuale tecnico gialloblù.

"Del Neri? Ci siamo visti tre settimane prima del mio arrivo a Verona, poi sempre in tv in qualche dopo-partita - ha spiegato Corini alla 'Gazzetta dello Sport' - L'affetto che mi lega a lui è un sentimento che resterà sempre, gli voglio bene". Per lui l'antico mister rimane "un maestro di calcio, da lui ho avuto tantissimi spunti. È stato un precursore, con idee nuove sul modo di sviluppare calcio offensivo. Sulle sue basi ho costruito le mie idee. E anche fuori dal campo mi ha dato coordinate utili: con noi era un allenatore, un motivatore, un padre, un amico".

Questo il suo ricordo della favola Chievo: "Paradossalmente era più facile allora che per il Chievo di oggi. Era tutto nuovo, c'era un entusiasmo trascinante. Nessuno di noi sapeva cos'era la Serie A, l'incoscienza era il presupposto con cui affrontammo quel primo anno. Oggi vorrei ritrovare parte di quello spirito, dove ogni passo in avanti era un'impresa da conquistare giorno dopo giorno".

Adesso c'è una tifoseria che contesta, fatto rarissimo a queste latitudini. Come prima cosa, dice Corini, serve che "il Chievo, tutto, ritrovi la sua dimensione. Negli anni ci siamo consolidati nella categoria, di conseguenza le aspettative sono cresciute. Ma le ambizioni devono sempre confrontarsi con la realtà. Ci siamo rimessi nel gruppone delle squadre in corsa: so che ci salveremo, ma sarà un campionato di super sofferenza".

Con i tifosi, ricorda, c'è stato un confronto franco e diretto: "Il ritrovare la misura vale anche per loro. Dopo il Siena ho parlato con una loro rappresentanza, ci siamo confrontati: fischi e dissenso fanno parte del gioco, ma io ho cercato di ricordare quello che è il ruolo del Chievo in Serie A. La salvezza è il nostro scudetto, se usciamo da questa logica rischiamo di farci parecchio male".

Da qui a Natale, comunque, il Chievo è chiamato a cambiare marcia: "Le quattro partite prima della sosta sono fondamentali per il nostro campionato: con il Genoa vale di più perché è uno scontro diretto. Quello che costruiremo prima di Natale potrà esserci molto utile: la stagione non è ovviamente nata nel migliore dei modi, altrimenti non ci sarebbe stato il cambio di allenatore: sono qui da due mesi, stiamo lavorando in profondità e centreremo l'obiettivo".

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