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Il regista bianconero, che vede in Verratti il suo erede, allontana il pensiero del Pallone d'Oro ("Messi e CR7 segnano 80 goal all'anno...") e si concentra sul derby di domani.

Nessun allarme per la Juventus, nonostante la scena muta fatta al cospetto delle milanesi. "Contro Inter e Milan abbiamo perso perché abbiamo giocato peggio dei nostri avversari, e perché non siamo entrati in campo con la medesima fame dell’anno scorso", è il parere di Andrea Pirlo, che allontana con decisione la parola crisi: "Ci mancherebbe".

Certo, l'impegno di Champions dà tanto, ma toglie anche tanto, a livello di "energie fisiche e mentali - spiega il regista bianconero a 'TuttoSport' - Dopo il trionfo contro il Chelsea e una prestazione tanto dispendiosa sotto il profilo nervoso, era naturale pagare qualcosa".

La soluzione è una sola: "Dobbiamo abituarci a tenere il medesimo ritmo in campionato e in coppa, è un salto di qualità che abbiamo necessità di compiere il più in fretta possibile per scongiurare cattive sorprese". Che però non ci saranno a suo avviso: "Penso che possiamo passare il turno. A Donetsk disputeremo una gara di grande intensità, me lo sento".

Interessante la sua opinione sull'anti-Juve: "Chi è? La Juventus, senza dubbio. Riacciuffare lo scudetto dipende esclusivamente da noi, dalla nostra rabbia, dalla nostra voglia. Se facciamo quello che sappiamo fare, sarà complicato per tutti tenerci testa, altrimenti potranno ricapitare situazioni analoghe a Inter e Milan".

Molti successi della squadra vengono accompagnati dalle polemiche, una situazione non facile da digerire: "Le polemiche, le polemiche... Sono pesanti da sopportare, lo confesso. Tornare a vincere significa tornare a dare fastidio. Dopo Calciopoli, tutti immaginano che ci sia sempre qualcosa dietro i nostri successi, in realtà noi sappiamo che sono frutto di lavoro, sacrifici e applicazione. Però fa male sentire certi discorsi".

Nessun dubbio, da parte sua, sulle priorità dei successi: "Meglio la terza stella o trenta sul campo? Sulla maglia la terza stella". A Torino si è rivisto il Pirlo degli anni d'oro: "Nessun segreto. Amo il mio lavoro, mi piace allenarmi, mi piace giocare. Mi diverto, soprattutto. Nel momento stesso in cui scoprirò che una di queste cose mi pesa, sarà giunta l’ora di togliere il disturbo e occuparmi di altro. Cosa? Non ci ho pensato, ho ancora un anno e mezzo di contratto".

Per il rinnovo c'è tempo: "Vediamo come starò e come andranno le cose. Io non ho fretta, per adesso mi preoccupo di giocare, quando sarà scaduto il contratto valuterò". Il Pallone d'Oro non rappresenta un'ossessione: "Ci sta che lo diano a quelli più bravi di me, come Messi, Cristiano Ronaldo e Iniesta... Segnano ottanta goal a stagione. Io mi accontento di piazzarmi. Io fuoriclasse? Lo devono dire gli altri. Credo di aver combinato qualcosa nel calcio, di aver vinto abbastanza. Mi considero un buon giocatore".

Un suo potenziale erede potrebbe essere Pogba: "E’ tosto, è forte fisicamente, predisposto per gli inserimenti e il goal. A me ricorda più Vieira. Paul è giovane e deve migliorare ancora, lui lo sa bene". Più simile a lui, ammette, è Verratti: "Sì, ed è bravissimo. Dategli solo il tempo di crescere e di sbagliare in santa pace. Lo considero la mia continuazione".

Il Milan è ormai lontano nella sua mente: "L’anno scorso un po’ mi mancava... Gli amici, Milanello, le abitudini. Ora non più. In fondo del mio giro sono rimasti Abbiati e Ambrosini, ci sentiamo al telefono, ogni tanto vado a Milano dove ho ancora casa. La squadra? Sono di fronte a un ricambio generazionale, hanno messo un punto e stanno andando a capo. Come quando arrivai io, nulla di straordinario. Tra un paio d’anni torneranno competitivi ai massimi livelli".

E' tempo di concentrarsi sul derby: "Che a Torino non conosco ma che smanio di giocare. Per ora non ne abbiamo parlato, ci siamo concentrati di più sugli errori compiuti a San Siro, però l’attesa è abbastanza calda. Il Toro ci farà soffrire, è una formazione che da un anno e mezzo gioca a memoria, che ha creato difficoltà a qualsiasi avversario".

La presenza di Conte in panchina, ammette, è mancata "un’enormità. Specialmente nell’intervallo. Ha una parola giusta per tutti, può cambiare il corso di una gara con i suoi accorgimenti tattici. Per fortuna siamo alla fine, resta una settimana. E’ davvero un tecnico eccezionale, preparato, in grado di trasmettere la sua carica alla squadra".

Pirlo non vede una Juventus meno brillante rispetto allo scorso anno: "Il fatto è che la gente si abitua e vorrebbe sempre avere di più. Stiamo esprimendoci al massimo, a parte i due passaggi a vuoto con le milanesi".

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