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Il presidente nerazzurro, ieri a New York su invito dell'Onu, ha parlato anche di mercato: "Paulinho? Stramaccioni sa adeguarsi con quello che ha, che non è poco".

Giornata speciale ieri per il presidente dell'Inter Massimo Moratti. La società nerazzurra e il suo patron sono infatti stati ricevuti dall'Onu, prima squadra di calcio al mondo a fregiarsi di questa onorificenza, per i brillanti risultati conseguiti con il progetto 'Inter Campus'.

Per l'occasione il numero uno nerazzurro ha rilasciato una lunga intervista esclusiva alla 'Gazzetta dello Sport', trattando svariati argomenti, dal 'caso Sneijder' a quello che sarà il mercato invernale dei nerazzurri, passando per Calciopoli e il momento difficile che attraversa la squadra di Stramaccioni dopo l'exploit contro la Juventus.

"Anzitutto una cosa. - ha tenuto a sottolineare Moratti - parlare di ricatto o di mobbing dell'Inter è voler vedere per forza male le cose. Sneijder non gioca anzitutto perché l'allenatore non lo vede integrato al massimo, soprattutto dal punto di vista psicologico, con la mentalità della squadra. Tutto il resto è questione di libertà reciproca: per noi è stato naturale cercare di trovare un modo per non essere costretti a venderlo, lui ha il diritto di non accettare la nostra proposta. E se la situazione rimarrà tale, la soluzione sarà inevitabile cercarla sul mercato".

"Comunque nei miei confronti - ha aggiunto - Sneijder ha sempre avuto rispetto e simpatia, quelli che io ho per lui, anche per tutto quello che ha contribuito a farci vincere". Il discorso si è poi spostato sul mercato di riparazione.

"Paulinho? Stramaccioni è un tecnico che sa adeguarsi a far bene con quello che ha, che non è poco. - ha affermato Moratti - E' bravo, ma il nostro obiettivo deve essere valorizzare e avere fiducia in chi ancora non si è espresso come potrebbe: tipo Alvarez, Coutinho, Pereira, lo stesso Guarin. Mi chiedono anche di Balotelli, ma non credo che tornerà".

Il presidente nerazzurro non ritiene che la squadra abbia bisogno di particolari rinforzi. "E' stata più rinforzata rispetto all'anno scorso, con l'obiettivo di far bene. - ha spiegato il numero uno nerazzurro - Questo non significa Scudetto - che facendo bene può succedere - ma avere una forte crescita, nel rispetto di una congiuntura economica da non trascurare. Non va sbagliata l'impostazione programmatica: la squadra è e in linea di massima sarà questa, perché se puntando su grandi campioni non si risolvono certi problemi, si rischia solo di avere un problema in più".

Quindi sul momento difficile che attraversa la squadra dopo la vittoria contro i rivali bianconeri. "E' un momento così ma non sono allarmato: ho fiducia nei giocatori e in Stramaccioni. Se è tranquillo? No, ma lui è così, vive le cose con la giusta tensione: quella di fare bene. Mi fido di lui perché ha il senso della realtà, sa vivere in mezzo ai giocatori e non si ferma al dispiacere, se qualcosa non va. E' già lì che studia la soluzione per correre ai ripari e non entrare nel vortice di una continuità negativa: è il primo a sapere che nulla va dato per scontato".

Moratti ha quindi provato a fare un'analisi della flessione. "Credo sia dipeso dalla stanchezza per un calendario molto fitto, dagli infortuni, anche se non è un alibi, e anche dal fatto che quando tutto va bene subentra una sicurezza che può finire per inguaiarti: non bisogna mai crederci troppo, perché se poi arrivano le sconfitte è più difficile accettarle, non si capisce bene perché si perde. E la cosa grave di lunedì è non solo che abbiamo perso, ma che si è capito che al massimo avremmo pareggiato".

Il patron ha poi ulteriormente chiarito la portata delle sue dichiarazioni polemiche dopo gli episodi arbitrali di Inte-Cagliari. "Il fantasma di Calciopoli? Calciopoli è talmente presente nell'immagine del nostro calcio degli ultimi dieci anni che non serve rievocarlo: però non va neanche dimenticato, perché altrimenti non impariamo niente".

"Però Calciopoli - ha proseguito - era una cosa talmente complicata, "organizzata": no, quel giorno mi riferivo a distrazioni, cattiva forma, forse anche antipatia - ci sta di essere antipatici, e lo dico senza vittimismo - e sfortuna: il problema è che l'Inter era stata un po' troppo sfortunata. Non lunedì a Parma, dove abbiamo perso e l'arbitro è stato bravissimo".

C'è spazio anche per una battuta su Mourinho, che continua a professare da Madrid il suo amore per l'Inter. "E' un affetto reciproco - ha detto Moratti - e sono convinto che il suo sia autentico. In fondo fu bello anche che fosse un'esperienza, diciamo così, fulminante e quando se ne andò mi disse: 'Ma lei perché continua a fare il presidente? Nella mia carriera non ho mai avuto tanta difficoltà nei confronti delle istituzioni'. Aveva addosso un'infinita fatica di vincere ed era impossibile non capirlo: l'ho sentita così tante volte anche io".

Infine tutta la sua gioia per l'invito all'Onu. "Ho provato orgoglio: per l'organismo che ci ha invitato e perché non si è trattato solo di una cosa formale, ma del riconoscimento di una partnership con un'istituzione che racchiude i sentimenti di tutto il mondo, riconosciuta dai Paesi dove lavoriamo con Inter Campus. E perché no, gioia per aver scoperto di avere in mia figlia Carlotta un grande manager".

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