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L'attaccante della Roma ha svelato aspetti forse sconosciuti del suo carattere in un'intervista per GQ. Sempre sincero, l'italo-argentino non dà mai risposte scontate...

E' un grande attaccante, che con la maglia della Roma ha anche conquistato la nazionale italiana, ma Pablo Osvaldo è un personaggio a tutto tondo. Un ragazzo che non pensa solo al calcio ma ha interessi che forse in pochi si aspettano da un calciatore. A svelarli è lo stesso italo-argentino in un'intervista rilasciata a GQ, per l'edizione che sarà in edicola giovedì.

L'artista preferito di Osvaldo, ad esempio, è Joaquin Sabina, un rivoluzionario antifranchista... "E' una persona che per sostenere un'idea ha messo a rischio la sua vita - ha detto l'attaccante - E' un poeta e un grande narratore. Ti restituisce l'illusione che parli proprio di te. Poi c'è anche Frédéric Beigbeder, un nichilista che crede nel dogma della velocità. Se non siamo certi di vedere il domani, dice, è meglio correre".

Il calcio, ora, è la sua vita, ma se non fosse andata bene l'avventura nel mondo del pallone? "Cosa avrei fatto? Oggi potrei dire il musicista rock o blues, o lo scrittore. Scrivere mi piace, sia poesie che canzoni. Ieri avrei risposto: "Voglio giocare a calcio". Sguardi storti: "E se non arrivi?". E io duro: "Non esiste. Io arrivo".

Un mondo dorato quello del calcio professionistico, ma anche per i big come Osvaldo c'è qualche rinuncia da fare... "Ogni tanto vorrei essere una persona qualsiasi - ha detto - Andare in una piazza ad esempio. In Italia è impossibile. A Barcellona, invece, lo facevo: andavo in Plaça de Catalunya con un mio amico, lui faceva ritratti ai passanti, io suonavo la chitarra. Non mi riconoscevano ed era bello. E' affascinante la semplicità".

"In Italia non c'è mai una via di mezzo - ha proseguito Osvaldo a proposito del logorio del calciatore moderno - Un giorno sei da scudetto e quello dopo da rogo. La mancanza di equilibrio mi fa infuriare, però non posso farci niente. Il pubblico pagante ha ogni diritto? Ma neanche per sogno. Io perdo una palla e tu mi vomiti addosso il tuo odio? Non è normale. Se il tifoso sbaglia al lavoro posso andare a picchiarlo, gettargli una banana o dirgli che sua madre è una poco di buono? Bella logica".

Osvaldo poi dice la sua su argomenti scottanti nell'ambiente calcio e ancora una volta le sue parole non sono scontate... "I gay nel calcio? La nostra società non è l'Alabama degli anni '50, ma sul tema siamo indietro - ha detto - Un compagno gay in squadra non mi cambierebbe proprio niente. Sono persone libere, prima che calciatori. Se sapessi di un compagno che vende la partita? Ciò che succede nello spogliatoio deve restare lì. Io non faccio il delatore, ma non mi volto. In silenzio, lo ammazzo di botte".

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