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L'attaccante gialloblù si gode il successo di ieri "contro un grande avversario" e non nasconde un po' di rammarico per l'episodio della maglietta...

Al Tardini non si passa. Il giovane Parma, almeno fra le mura amiche, pare aver assimilato lo spirito indomabile e le grandi qualità tecniche del proprio allenatore, il Robi Dunadùn, centrocampista di valore mondiale di Atalanta e Milan. Ed è proprio il cuore rossonero di Donadoni che ieri sera ha combinato un altro bello scherzetto all’Inter di Stramaccioni, dopo il 3-1 dello scorso campionato che tolse ai nerazzurri tutte le velleità di una rimonta Champions, relegandoli al contentino dell’Europa League.

Il ruolino di marcia del Parma in casa varrebbe la zona Champions: ultima sconfitta casalinga il 17 Marzo 2012 con il Milan, poi 9 vittorie su 12 gare disputate. Il successo di ieri porta la firma di Jonathan Biabany e Nicola Sansone, che fanno di tecnica e velocità le loro arme letali. Biabany, ex col dente avvelenato stile black mamba, ieri era incontenibile sulle fascia, dove ha fatto letteralmente impazzire Nagatomo e Juan Jesus, che tentava inutilmente di staccarsi dal centro per raddoppiare la marcatura.

Ma il protagonista di giornata è inevitabilmente l’autore del goal-vittoria, Nicola Sansone, 21 anni, personaggio davvero particolare, data anche la sua storia calcistica e non. Nato a Monaco di Baviera ma, come indica il cognome, italiano de jure e de facto, in quanto di passaporto tricolore e figlio di italiani emigrati da Salerno in Germania. Si è formato nel vivaio del Bayern e, nell’estate 2011, è arrivato a Parma a parametro zero. L’anno scorso ha fatto un ottimo campionato di B al Crotone ed ora è rientrato alla base. Ieri ha realizzato il suo secondo goal in campionato dopo quello al Torino di qualche settimana fa.

Nicola è fiero di essere italiano e sogna la nazionale maggiore, come dichiarato alla Gazzetta: “Sì, questo è il secondo goal, ma mi dà molta più gioia di quello fatto al Torino, perché vale tre punti meritati contro una grande avversaria. Come ho fatto? Ho scambiato con Amauri, poi ho visto un varco e sono andato dentro”. Certo, sembra facile a dirsi, ma 40 metri palla al piede saltando in dribbling 3 avversari non si vedono esattamente tutte le domeniche.

La dedica è quella del bravo ragazzo: “Il goal è per la mia ragazza Vanessa, che era a casa, e per mio padre che invece era in tribuna. Lui è interista e lo ero anche io da piccolo, a dire il vero... poi sono diventato milanista. Mio fratello invece tifa Inter e mi aveva chiesto la maglia di Milito. Però Diego non me l'ha data. Forse era arrabbiato...".

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