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Il centrocampista olandese, ora al Botafogo, ci ha tenuto a sottolineare che la storia con il Milan non è affatto chiusa: "Ho un legame forte, le porte sono sempre aperte".

Clarence Seedorf ha parlato ieri a 'Sky Sport 24'. Al centro del suo intervento il campionato italiano, che ora vede da lontano, dato che dopo 10 anni al Milan si è trasferito nella patria della moglie, in Brasile, per giocare nel Botafogo e chiudere un carriera splendida. Il centrocampista olandese, unico giocatore a vincere 4 coppe dei campioni con 3 maglie diverse, ha fatto alcune considerazioni in particolare sulle tre grandi storiche del calcio italiano.

La Juventus è la squadra da battere e lo sarà per i prossimi 5 o 6 anni. Hanno costruito lo stadio di proprietà e questo li pone avanti a tutti gli altri in Italia ancora per un po'. L’Inter invece mi ha sorpreso, perché hanno cambiato parecchio, ma nonostante questo sono lì davanti. E’ chiaro che hanno fatto subito le scelte giuste e avuto anche un po’ di fortuna in alcune circostanze".

Il discorso si sposta poi sul suo amato Milan: "La rosa vale certamente più della classifica attuale, ma è logico che dopo la partenza di tanti giocatori storici, ci voglia tempo per ricostruire. Se potevo restare? Probabilmente sì, ma anche qualche altro mio compagno poteva restare. La società però ha fatto anche valutazioni economiche certamente giuste".

Sul suo rapporto con Allegri: "Io non ho mai parlato dell’allenatore e non lo faccio nemmeno ora perché non è giusto. Di sicuro non sono andato via per lui. Dopo 10 anni di Milan è stata una decisione condivisa, quella che mi ha portato ad andarmene. Ma ci tengo a dire che non è una storia chiusa perché il legame con la famiglia Berlusconi è veramente forte, le porte sono aperte da entrambe le parti”.

L'olandese, che si è auto-sponsorizzato ("Sarei utile a qualsiasi squadra in Europa"), ha poi parlato della vicenda Pato: "Mi sembra che abbia segnato in Champions, non conosco i suoi rapporti con i compagni e il tecnico, ma non è in crisi. E' un grandissimo talento, c'è da lavorarci e avere pazienza, non ce ne sono tanti come lui".

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