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L'ex Dg del club bianconero spiega poi qualcosa a Berlusconi: "Forse vorrebbe riprodurre il metodo della Triade, ma dobbiamo avvertire che la strategia non è facile da attuare...".

Domenica sera di Serie A è consacrata al big match di San Siro tra Milan e Juventus, ed ovviamente anche Luciano Moggi non si sottrae al dibattito - che ha infiammato la vigilia - sull'opportunità o meno di designare come arbitro Rizzoli, alla luce dei 'precedenti' ritenuti da taluno a favore Vecchia Signora.

"Quando uno se le va a cercare! Il designatore Braschi - attacca l'ex Dg del club bianconero nella sua consueta rubrica su 'Libero' - non sapendo come complicare la vita a sè e agli altri, sceglie l’arbitro Rizzoli per Milan-Juve, senza minimamente tener conto di quanto accaduto in precedenza quando appunto Rizzoli, in qualità di giudice di porta, ne ha combinate di tutti i colori e sempre in favore della Juve: giusto ricordare la Supercoppa tra Napoli e Juve; Catania per Catania-Juve, Torino per Juve-Inter, tutti avvenimenti recenti".

"Il primo ad essere imbarazzato sarà l'arbitro stesso - spieg Lucianone - scendere in campo con l'aureola di 'juventino' può portarlo a decisioni opposte rispetto alle precedenti, in caso di incertezza. Qualcuno ipotizza che sia stato mandato apposta per dare contro alla Juve, noi non vogliamo credere a tanto, ci interroghiamo però sul come viene gestito questo sport per capire il perché ogni settimana c'è qualche casino da ripianare...".

Nelle sue abituali punture che affonda nella nuova veste di opinionista, Moggi ha anche qualcosa da spiegare a Berlusconi: "Riandare al passato e leggere il presente si ha come la sensazione di un salto copernicano rispetto al Berlusconi che prelevò i più forti giocatori del mondo squilibrando la serie A dell'epoca con ingaggi mai dati prima. C'è un tempo per tutto: per le follie, detto senza offesa, e per il fair play finanziario forse troppo rigoroso.

Il pensiero segreto del presidente del Milan lo conosciamo, lui guardava alla Triade, lo sollecitava molto la capacità juventina dell'epoca di vincere con larghezza autofinanziandosi con quei successi e con abili operazioni di mercato, non gravando quindi sul club. Il metodo gli deve essere rimasto in testa, e forse lo vorrebbe riprodurre, ma dobbiamo avvertire che la strategia non è facile da attuare e provoca anche invidie, ben conosciute, purtroppo per la Juve... in entrambe le società milanesi".

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