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Il centrocampista rossonero ha parlato della supersfida di San Siro, di Pirlo e del suo futuro: "Le parole di Berlusconi mi hanno responsabilizzato, spero di diventare un leader".

"Ragazzo perbene, pensiamo possa diventare il leader del futuro", ha detto Berlusconi su Riccardo Montolivo. Lui si prende i complimenti, ringrazia e va avanti in silenzio come ha sempre fatto. In pochi mesi ha spazzato via lo scetticismo attorno a lui ed è diventato una pedina indispensabile dell'undici titolare del Milan, che adesso punta sul suo carattere mite ma allo stesso tempo deciso per risalire la china.

Il 'Monto' sta diventando grande ed ha capito che è arrivato il momento di meritarsi questa fiducia: "Spero di avere la stoffa del leader - ha detto nel corso della sua intervista alla 'Gazzetta dello Sport' - . Le parole di Berlusconi mi hanno responsabilizzato. I ragazzi mi hanno accolto in maniera molto affettuosa. Certo, quando se ne vanno personalità del genere il vuoto si sente. Ma va riempito".

"Mi sono messo a disposizione, dell'allenatore e della squadra - continua - . Credo che un leader debba fare questo e dare l'esempio, più che comandare". Allegri lo vuole regista, Berlusconi mezz'ala, ecco qual'è il ruolo preferito da Montolivo: "Il mio posto ideale è fra i due mediani, accanto a uno con caratteristiche diverse dalle mie. Ma sono sempre stato duttile".

L'accostamento e i paragoni con Pirlo sono frequenti: "Io sono diverso da Pirlo. Lui è più regista, io cerco anche di essere incontrista. Andrea è inarrivabile per quello che ha fatto al Milan, quindi non mi pongo il problema dei confronti". Pato ed El Shaarawy, due situazioni agli antipodi: "Nessun si aspettava un rendimento del genere del Faraone, nemmeno lui. Ha velocità, abilità nel tagliare il campo. E calcia forte e preciso. Pato E' in una situazione particolare. Ci vuole pazienza con lui, ma vale la pena di aspettarlo. E' un giocatore pazzesco, non mi sono mai allenato con uno così forte. Mi spiacerebbe se se ne andasse".

Ma ecco al big match con la Juventus. 17 punti di differenza sono tanti..."Fra noi e loro c'è una bella differenza: hanno più qualità, sono più squadra. Ma noi abbiamo le armi per fare male. Dopo Napoli e Bruxelles basta poco per ricascare negli errori, Fare un buon risultato significherebbe dare un segnale soprattutto a noi stessi".

Il Milan viene chiamato Diavolo non per nulla. Ecco perchè Montolivo sa come battere la Juve: "Lo stadio deve essere pieno, indiavolato. E dobbiamo fare i diavoli anche noi, non lasciarli giocare, difendere lontano dalla porta, aggredire".


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