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A chiarire i contorni della questione, il direttore commerciale del club Cristoph Winterling, ospite di un summit a Colonia. Colloqui già avviati da tempo, Tor di Valle in pole.

Avanti tutta verso lo stadio di proprietà. I tifosi della Roma non temano: la società sta cercando di stringere i tempi per avviare quanto prima l'operazione. "Il nuovo impianto aprirà nel 2016 e sarà interamente di nostra proprietà", è stato l'intervento sul tema da parte di Cristoph Winterling, direttore commerciale del club, intervenuto al meeting di Colonia 'International Football Summit'.

Dunque, la Roma ha intenzione di giocare nel nuovo stadio a partire dalla stagione 2016-17, cioè fra tre anni e mezzo. Per rispettare la scadenza, c'è bisogno di chiudere tutti i dettagli burocratici dell'affare entro fine anno. Il terreno favorito per la costruzione rimane quello di Tor di Valle, di proprietà dell’imprenditore Luca Parnasi. Tanti incontri, ma manca ancora il via libera definitivo, per cui serve un'accelerata.

Nel corso del meeting, Winterling ha illustrato i progetti futuri della Roma 'a stelle e strisce', che non si limiteranno allo stadio di proprietà, che rimane comunque il fulcro di tutto. "Con un patrimonio rappresentato da 87 milioni di tifosi in tutto il mondo - le sue parole, riportate dal 'Corriere dello Sport' - la Roma ha avviato il suo percorso verso l’internazionalizzazione del suo marchio. C’è un progetto che mette al centro i sostenitori giallorossi di tutti e cinque i continenti e che punta alla valorizzazione del brand con la collaborazione di partner italiani e internazionali".

"Il progetto di internazionalizzazione prende le mosse anche dalle tournée mondiali, previste in America a dicembre e in Asia l’estate prossima, assieme al supporto di tifosi e partner internazionali appena entrati nella famiglia romanista, come Volkswagen, Disney e Philipp Plein. La nuova era della Roma vuole portare i tifosi e gli sponsor giallorossi in tutto il mondo, per diventare stabilmente un top club a livello globale". Non si può dire che a Trigoria e dintorni manchi l'ambizione.

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