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Il tecnico parla del nostro campionato, dell'annata del suo Zenit e di futuro: "I nuovi hanno tolto un po' di equilibrio, prima di chiudere mi piacerebbe allenare in Inghilterra".

Dalla Serie A alla Champions, passando per le 'disavventure' del suo Zenit al futuro. Luciano Spalletti parla a ruota libera di questo primo scorcio di stagione, analizzando i valori del nostro campionato e spiegando cosa non sta andando nella compagine di San Pietroburgo.

A partire dalla coppa dalle 'grandi orecchie': "Qualificarsi era il minimo che potesse fare il Milan, per il bel lavoro compiuto l'anno scorso da Allegri. Il gruppo si sta ritrovando. Ha tanti giocatori di qualità che se funzionano insieme possono portarlo lontano - ha detto alla 'Gazzetta dello Sport' - La Juve ha la cattiveria agonistica che in Europa aiuta molto. Si sta confermando un grande gruppo, con un grande carattere. Bomber? Deve essere davvero un big per levare Vucinic o Quagliarella. E' forte così".

Il cammino dello Zenit invece è già finito e anche in campionato le cose non vanno per il meglio: "Eravamo partiti bene e abbiamo tentato di fare meglio, prendendo giocatori di livello. Ma gli acquisti hanno creato qualche piccolo disturbo nel gruppo. In più, Danny è rientrato ora e col Malaga ha giocato la prima buona gara. Hulk viene da un infortunio. E' una squadra che ha perso un po' d'equilibrio", spiega il tecnico toscano.

Sulla Serie A, Spalletti afferma: "Mi piacerebbe che il Napoli vincesse lo scudetto, la Fiorentina è quella che ha lavorato meglio sulla scelta dei giocatori e del tecnico. Prendendo Montella, ha scelto il bel gioco. E Vincenzo è stato bravo a piantare nel progetto uno che conosce il segreto del gioco del calcio: Pizarro. Al mondo, ce ne sono pochi come lui. La Roma è ancora in rodaggio, Zeman è un tecnico di spessore, personalità e anche qualità".

Infine, sul suo futuro l'allenatore ammette: "Ho un contratto di 3 anni con lo Zenit e un grande presidente con una caratteristica fondamentale per me: vuole bene alla città e alla squadra. E poi mi piace vincere, guadagnare e comandare. Sono viziato ormai. Ci tornerei anche in Italia, ma bisogna vedere come e con quali obiettivi. Una cosa è certa: prima di chiudere mi garberebbe un'esperienza in Inghilterra".

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