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Il dirigente rosanero, grande ex del derby siciliano, ha rilasciato dichiarazioni che gettano benzina sul fuoco in questo delicato match, lanciando frecciatine ai rivali.

Si avvicina il derby tra Palermo e Catania, il grande ex di turno questa volta è un dirigente: si tratta di Pietro Lo Monaco, passato ora alla corte del patron Zamparini. Lo stesso direttore sportivo rosanero ha punzecchiato i rivali, affrontando diverse tematiche, dal match in questione al mercato.

Intervenuto in conferenza stampa Lo Monaco ha fatto ironia sulla presunta sicurezza di vittoria dell'ambiente Catania: "Il Catania è il Barcellona, sono tutti campioni, sono sicuramente in grado di fare una passeggiata dappertutto. Noi piccoli come siamo ci auguriamo di poterli fronteggiare nel migliore dei modi. Ho letto i toni trionfalistici del vicino della porta accanto, mi sembra che la partita sia già decisa, che è inutile pure giocarla visto e considerato che il Real Madrid, il Barcellona viene qui a fare la passeggiata. Vogliamo avere la presunzione che ci rimboccheremo le maniche e cercheremo di fronteggiare il Barcellona".

Il dirigente del Palermo pone l'accento sulle motivazioni: "Se potessi scenderei in campo io in partite del genere. Ho detto prima che un derby, così come quando giochi contro una grande squadra, ti autocarica. Un calciatore che arriva scarico a un derby deve domandarsi seriamente se può fare quel lavoro o meno. Sono sicuro che le due squadre si affronteranno al massimo della tensione sportiva".

Lo Monaco ritroverà il suo ex presidente Pulvirenti, al quale però dice di non voler rivolgere nemmeno il saluto: "Non saluterò Pulvirenti, non ho mai fatto polemica e non voglio farlo. Non ho mai detto e non voglio dire il vero motivo per cui sono andato via da Catania. Lui lo conosce perfettamente, è un discorso chiuso ormai. Tutti a Catania hanno dato un apporto per fare diventare quella realtà quella di oggi. Il suo apporto penso che l´abbia dato nella crescita della struttura. E´ stato importante tanto quanto Antonio Pennisi. E´ stato importante come lo sono stati tanti".

Poi si sofferma sugli obiettivi delle due squadre: "In palio ci sono tre punti importanti per noi che lottiamo per la permanenza in Serie A e importanti per il Catania che dir si voglia deve necessariamente puntare alla Uefa, qualsiasi ulteriore traguardo che non sia il raggiungimento dell´Uefa per quelle che sono le potenzialità della squadra sarebbe un fallimento. E´ questo che conta per loro come per noi la salvezza. Si è ribaltato il copione di sempre, col Palermo che lottava per l´Europa e il Catania per la salvezza. Sono quelle cose che succedono naturalmente e bisogna pigliarne atto e cercare di andare avanti".

Infine un altro ironico commento sul mercato tra le due società, in particolare sulle voci che volevano Marchese verso Palermo: "Non penso che la dirigenza attuale del Catania possa mai dare un giocatore alla dirigenza attuale del Palermo. In passato abbiamo avuto dei rapporti cordiali e dei trasferimenti, ma hanno troppe aperture mentali rispetto a noi per pensare a fare operazioni con noi. Sono troppo avanti e noi siamo troppo piccoli, non possiamo trattare con loro. Barrientos? Io ho detto in quell´unica volta che ho fatto una conferenza stampa che per quello che era stato costruito a Catania solo un deficiente potrebbe farla fallire. In questo contesto ho sempre detto che Barrientos è il calcio. Chi ce l´ha deve tenerselo stretto".



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