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Il centrocampista è diventato un punto fermo della squadra di Petkovic: "Mi ha dato tanta fiducia, sento la sua e quella dei compagni. Con lui ho imparato nuovi movimenti".

Fra i giocatori dal rendimento più costante nella Lazio di Petkovic c'è sicuramente il centrocampista Antonio Candreva, fra gli 'eroi' del derby contro la Roma. Tanto che sembrano ormai lontanissimi i tempi in cui l'ex cesenate era fischiato dai suoi tifosi, che lo accusavano di simpatizzare per i giallorossi.

"Il passato romanista? Non l'ho mai rinnegato - ha detto il giocatore in un'intervista esclusiva al quotidiano 'Il Tempo' - Parlai bene di Totti e De Rossi, ma da piccolo non sono andato quasi mai allo stadio, poi sono scappato via di casa giovanissimo e non ho mai avuto la passione per una squadra in particolare".

Candreva ha raccontato come è iniziata la sua passione per il calcio. "Tutto è nato da quando ero molto piccolo,giocavo nei pulcini del Tor de Cenci. Mi divertivo spesso anche fuori scuola, durante la ricreazione, sempre a rincorrere un pallone. Il primo passo importante della mia carriera è arrivato all'età di 14 anni. Sono andato via di casa, direzione Terni. Da quel momento ho capito che volevo fare il calciatore come professione. Ho iniziato a giocare come trequartista negli allievi nazionali dellaTernana, poi ho ricoperto tutti i ruoli del centrocampo".

"Alcuni allenatori - ha aggiunto - mi vedevano comemezz'ala, altri in posizione centrale. Più di tutti mi ha aiutato mister Tobia a Terni, fu fondamentale per la mia crescita. I miei idoli erano Kakà e Zidane, due veri numeri 10".

Il grande salto arriva con l'Udinese ("Purtroppo non andò bene, giocai poco in Friuli), poi il Livorno e la Juventus. "Mi ricordo che segnai il goal vittoria a Bologna, poi ne feci un altro molto bello in casa contro il Siena, nemmeno io mi aspettavo di scendere in campo così tanto. Non era facile con Diego, Del Piero, Trezeguet, pensavo di giocare la metà e poi non legai molto con Zaccheroni".

Dopo la Juve le esperienze di Parma e Cesena. "Non è stato facile lasciare la Juve per andare in una squadra meno importante. Purtroppo, nella mia testa pensavo di andare in club più blasonato. Il presidente Campedelli mi voleva a tutti i costi, io andai, anche se non molto convinto".

Così quando è arrivata la chiamata della Lazio lo scorso gennaio, Candreva non ci ha pensato due volte. "Finalmente nell' ultimo giorno del mercato invernale arrivò la chiamata di Lotito. Ero in treno, stavo andando con il Cesena a Napoli, dovevamo giocare il turno infrasettimanale. Quando mi arrivò una chiamata del mio procuratore, che mi avvisava dell' interesse della Lazio".

"Alle 18.30 - ha proseguito nel racconto Candreva - mi disse che era fatta, in quel momento accettai senza nemmeno sentire i dettagli del contratto. Scappai subito per andare a Roma, feci un viaggio allucinante, 10ore di treno. Ero molto felice, ma non pensai al fatto di tornare finalmente a casa, fu la chiamata di un club importante come la Lazio che mi convinse subito".

Dopo le difficoltà di ambientamento iniziali con Reja e i tifosi, ora le cose vanno per il meglio, tanto da portare Candreva a giurare fedeltà all'Aquila. "Voglio restare alla Lazio - ha affermato il centrocampista - e fino al 2014 sarà così. Ho dovuto rinnovare per due anni con l'Udinese, ma spero di restare qui anche oltre".

Molti meriti della 'rinascita' di Candreva sono del tecnico Petkovic e dei suoi compagni. "Il mister mi ha insegnato altri movimenti, mi ha dato tanta fiducia, sento la sua e quella dei compagni. - ha ammesso Candreva - Stiamo facendo bene. La Lazio è sempre la Lazio, deve puntare in alto. Il nostro obiettivo è il terzo posto, spero che questo sia l'anno giusto".

Il goal nel derby ha ulteriormente avvicinato Candreva ai suoi tifosi: "Il goal nel derby è stata una grande gioia, sognavo da tempo di segnare alla Roma. Anche perché la mia rete è valsa tre punti. Ora pensiamo al Tottenham, Petkovic tiene tantissimo all'Europa League".

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