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La palla scorre meno velocemente e la difesa non sembra alzarsi sempre a metà campo, ma comincia l’azione da più lontano.

La Roma ritrova il gusto dei tre punti e la sensazione di essersi guadagnata la vittoria, finalmente. Le tribolazioni post-derby lasciano strascichi difficilissimi da cancellare, ma che anzi si ripropongono proprio in uno strano lunedì sera, dove all’Olimpico viene il Torinodi Ventura.

Che la squadra giallorossa abbia dei problemi e sia caduta in un periodo di crisi di identità e risultati è ovvio, tanto è vero che nonostante un primo tempo passato a tirare in porta e a creare occasioni, l’aria che tira è quella di una strana paura che attanaglia la mente e le gambe dei giocatori. La palla scorre meno velocemente e la difesa non sembra alzarsi sempre a metà campo, ma comincia l’azione da più lontano.

Il tifo è diviso a metà tra la legittima polemica e la voglia di vedere una taumaturgica vittoria, quindi l’incitamento è a tratti ma deciso e coinvolgente.  La squadra si muove con interesse alla porta avversaria, ma senza la foga e la fretta tipica dei primi venti minuti di molte partite di quest’anno. Le occasioni fioccano lo stesso, ma stavolta la mira è meno buona e molte conclusioni si spengono di poco a lato o tra le braccia di Gillet. Lamela si prende una forte storta che rimarrà a dargli fastidio fino a fine match, ma dimostra di essere uno dei migliori e sicuramente quello che ha maggiormente  beneficiato della cura Zeman.

LA PARTITA | ROMA-TORINO 2-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

ROMA
24
15
59%
9
3
1

TORINO
8
4
41%
4
5
8

Osvaldo prova anche una rovesciata, ha anche lui una caviglia malandata e non è proprio al meglio; Florenzi è un motorino che non si stanca mai ma spesso sbatte contro i rocciosi difensori granata. Una sua combinazione veloce con tiro di prima è forse il gesto tecnico più apprezzabile del primo tempo. Anche Pjanic sta bene, ma perde qualche pallone di troppo anche se prova a dimostrare di non essere un panchinaro. Marquinhos è una sicurezza nonostante l’età, perché stavolta non ha sbavature e fa recuperi miracolosi in scivolata. Quello su Bianchi è solo l’ultimo di una serie cominciata già dal primo match giocato.

Poi arriva il secondo tempo, meno incisivo e più 'aperto', con le squadre più lunghe e pronte a sfidarsi sulle corsie esterne. Il vantaggio è opera di Osvaldo che trasforma un rigore che è obiettivamente innegabile, con Ogbonna che ostacola in maniera irregolare e continuata Marquinho impedendogli di correre e tirare in porta; ma siccome non abbiamo mai trattato l’argomento arbitrale nemmeno con evidenti torti nei confronti della Roma, non approfondiamo più di tanto nemmeno adesso l’argomento, visto che è di facile lettura (se non viene volutamente travisato).

Fatto sta che la Roma con quel goal si scrolla di dosso un po’ di paure, prova ad ammazzare la partita, ma c’è sempre un Toro che in contropiede può dar fastidio. Alla fine, ci pensa Miralem Pjanic che stavolta ha meno chiacchere da dire e per festeggiare il goal del raddoppio si toglie la maglia, voglioso di abbracciare la Sud. La sua dedica a Daniele De Rossi è da grande uomo e fa capire che si può anche sbagliare, rimanendo pur sempre professionisti. Il mister lo sottolinea anche in conferenza, si è accorto delle parole rivolte a lui dopo la rete nel derby perso. Ma ora non è questo che importa, ora è la Roma e la vittoria che conta, le polemiche ci sono state e sono durate sempre troppo a lungo rispetto a quanto sia utile fare.

La squadra giallorossa torna quindi a fare una partita normale: senza acuti eccessivi ma nemmeno scivoloni clamorosi, rischiando poco in difesa e facendo il suo in attacco, seppur meno efficacemente di altre volte. Però i problemi non sono risolti con un 2-0 al Torino: manca ancora l’allegria, la forza di giocare credendo fino in fondo che la maniera per riguadagnarsi la fiducia di tutti è remare dalla stessa parte. Quando scatterà anche questo fuoco interiore a tutti i giocatori, potremo dire che i tifosi perdoneranno in fretta tutte le delusioni maturate finora.

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