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Il tecnico dell'Inter si è messo a nudo: "I ragazzi che ho allenato potranno dire che non capisco un c...o di calcio, ma mai che non gli ho detto sempre in faccio ciò che pensavo".

"Ce l’hai fatta dal nulla” è il complimento più bello che possono farmi". Parole di Andrea Stramaccioni, definitivo dalla rivista 'Sette', alla quale ha concesso una lunga intervista, l'homo novus del nostro calcio. Il tecnico dell'Inter si è raccontato, parlando a tutto tondo della sua breve ma già intensa carriera.

"Nel mio piccolo, il messaggio della vicenda è: anche in Italia - dichiara Strama -  un allenatore che non era un giocatore famoso, o che non è un figlio d’arte, può arrivare in un grande club. L’esperienza conta, se dicessi il contrario darei una risposta idiota.  Però, io ho fatto la sottogavetta: quella sui campi di terra, anche se ti dà solo un vantaggio umano...".

Il grave infortunio al ginocchio ha interrotto forse troppo presto la sua carriera sul campo: "Quello è stato il passaggio, finora, più triste della mia giovane vita. È stato come se, in un colpo solo, si fosse infranto tutto. Sogni di arrivare in Serie A. Ma soprattutto, desideri giocare. Ancora adesso, dopo un po’ che tiro calci al pallone, mi si gonfia il ginocchio".

Da giovane tecnico, Strama, vede così i giovani calciatori: "Non mi permetto di dire “sono viziati”, perché è un passaggio forte. Ma, in questo momento storico, hanno di sicuro più agevolazioni. Spesso, la voglia di arrivare, calcisticamente, è data da quanta fame hai.  Di questa fame, ne vedo mediamente meno in Italia. I ragazzi non si rendono conto di avere delle fortune rispetto alla generazione precedente, anche solo rispetto alla mia".

Facebook, Twitter ed altre 'diavolerie' non fanno per lui: "Mai avuto neppure la tentazione. Al pensionato del Bologna - racconta - , finito l’allenamento e la cena, scendevamo sul campo a piedi nudi e calciavamo a chi prendeva la traversa dal limite dell’area, facevamo le scommesse, ed esultavamo da soli. Altro che videogiochi!".

Questi i segreti del suo successo come allenatore: "Ho sempre detto ai ragazzi che ho allenato: non sono né tuo papà, né tuo fratello. Ma quando mi rincontrerai, tra qualche anno, potrai sempre dire che magari non capivo un c... di calcio, non potrai mai dire che non ti ho detto in faccia ciò che penso. L’intelligenza di capire cosa puoi applicare, e quanto, delle tue idee, in relazione al materiale calcistico che hai. Questo è il segreto, tutto qua. Altrimenti un allenatore, il migliore del mondo, vince con tutte le squadre in cui va: invece non è così".

La conclusione è proprio su due giocatori che allena attualmente, quasi agli antipodi a livello caratteriale: Cassano e Zanetti: "Lui è al di là dell’umano: il primo ad arrivare ed andarsene ad ogni allenamento. Questo, secondo me, è il segreto della sua capacità di giocare, dopo 20 anni di Inter, ogni partita come se fosse la prima o l’ultima. Con Cassano parliamo la stessa lingua, quella  della strada, quella con cui si guadagna il rispetto sotto casa. Che non si ottiene perché hai i soldi o la bella macchina, ma per quello che sei come persona".

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