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Dei tre investitori che avrebbero dovuto essere entrare nel Cda si sono smarrite le tracce, mentre la CRCC si è resa contro che la burocrazia italiana è molto complicata.

Le cose cambiano. Per l'Inter, da questo punto di vista, in peggio. Da diversi mesi si parla dell'accordo con i partner cinesi, per allargare il marchio Inter nel paese 'rosso'. Carte firmate, ma complicazioni varie potrebbero far saltare il tutto.

Da due mesi la faccenda, come evidenzia 'La Repubblica', ha preso una brutta piega: il closing dell'accordo non si è mai verificato, il far entrare in società gli investitori cinesi (quota del 15%, valutata circa 55 milioni, e la partecipazione della China Railway Construction Corporation alla costruzione del nuovo stadio di proprietà interista) va a rilento.

Comunicazioni sbagliate da parte italiana, con l'Inter ad annunciare accordi e la società sopracitata a smentire seccamente. La China Railway non gradì, di fatto, lo sbandieramento dell'affare ancora in fase di realizzazione.

Dei tre investitori che avrebbero dovuto essere entrare nel Cda si sono smarrite le tracce ben presto, mentre la CRCC si è resa contro che la burocrazia italiana ritarderà tantissimo la costruzione del possibile nuovo stadio lontano da San Siro. Sul fronte cinese, invece, servono cinque autorizzazioni (ministero del Commercio, Ufficio Cambi, National Development and Reform Commission, Sasac e Consob locale).

Situazione attualmente in fase di stallo, ma servirà un gran lavoro da parte interista per non far sfumare seriamente la partnership. Il dg Marco Fassone è volato in Cina la settimana scorsa per capire meglio il tutto. Esiti positivi? Non proprio.

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