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Chiamato a deporre sul legame con il figlio del boss pentito, il 'Pocho' dice: "Gli regalavo maglie, giocavo anche alla Playstation con lui. Iorio? Gli affidavo i miei orologi".

Ezequiel Lavezzi torna a Napoli. Ma non a giocarci, bensì a testimoniare nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio di denaro nella ristorazione da parte dei clan camorristici. Poche, le domande rivolte in Tribunale all'attuale calciatore del Paris Saint Germain.

Al pm Sergio Amato, il 'Pocho' ha spiegato di conoscere il principale imputato, l'imprenditore Marco Iorio,
"Quando mi allontanavo da Napoli gli affidavo orologi e gioielli, che mi sono sempre stati riconsegnati". Secondo l'accusa, sette tra questi orologi non erano invece del calciatore, ma del pentito Salvatore Lo Russo.

L'ex attaccante dei partenopei ha anche confessato di essere stato in buoni rapporti con Antonio Lo Russo, figlio del pentito Salvatore e visto a bordo campo al San Paolo durante le partita giocata lo scorso anno dal Napoli contro il Parma.

"Lo conoscevo nelle vesti di ultrà - ha detto Lavezzi - Una volta gli ho anche regalato delle maglie, in Argentina è una cosa normale avere rapporti con i tifosi. Con lui ho giocato anche alla Playstation".

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