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L'ex-difensore dell'Inter si è soffermato sugli argomenti più importanti che hanno caratterizzato la sua importante carriera calcistica.

Marco Materazzi show. L'ex difensore dell'Inter e della Nazionale, ospite della trasmissione tv 'Undici', in onda su 'Italia 2', ha parlato a 360 gradi, toccando vari temi, dalla lotta-scudetto ai momenti cruciali della sua carriera, con un occhio rivolto al futuro.

"Scudetto? L'Inter può farcela, anche se la Juve rimane la squadra da battere. Con l'Atalanta è arrivata una sconfitta che si può spiegare con le assenze in difesa. Giocare senza Ranocchia e Samuel non è facile, provate a togliere Barzagli e Chiellini ai bianconeri. Soprattutto Ranocchia sta crescendo tanto a livello caratteriale e sta dimostrando le sue qualità".

A proposito degli incroci con la Juve, c'è tempo per un amarcord: "Loro godono per il 5 maggio 2002, quando la mia Inter perse lo scudetto all'ultima giornata, ma c'è anche chi gode per il 14 maggio 2000. Giocavo a Perugia e vincemmo contro i bianconeri, su un campo impraticabile. Nel 2002 abbiamo pianto io e Ronaldo, due anni prima lo avevano fatto loro, questo è il calcio. Forse all'Olimpico pensavamo di avere lo scudetto in tasca, siamo mancati a livello psicologico".

Una delle più grandi gioie della sua carriera, racconta, è stata "il goal nel derby contro il Milan. Dopo anni di insulti a mia madre, mi sfogai verso i tifosi rossoneri. Venni espulso e multato per 10mila euro. In sede di ricorso, i miei legali mi suggerirono di dire che in realtà il mio gesto non era rivolto ai milanisti. Alla fine mi fecero lo sconto, anche se a mio avviso la squalifica doveva essere tolta del tutto. Mi misi anche la maschera di Berlusconi, ma non fu uno sfottò cattivo, tanto che al telefono, col presidente, ridemmo assieme su questa cosa. Fu la stampa a criticarmi, tenendo fede all'etichetta che mi è stata attaccata addosso per tutta la carriera. Inoltre, come dimenticare il Mondiale 2006: non eravamo favoriti, ma sapevamo di poter vincere, grazie al nostro spirito di gruppo".

Il suo cuore, naturalmente, rimane più che mai nerazzurro. Ecco i ricordi dei suoi allenatori a Milano: "Mancini è nella storia dell'Inter, ma il numero uno è stato Mourinho. Il suo segreto era quello di farci sentire tutti coinvolti nel progetto. A Madrid, quando mi annunciò che se ne sarebbe andato, gli dissi: "Mannaggia a te, mi lasci con Benitez!". Sapevo che senza di lui non saremmo più stati gli stessi. Con Benitez, infatti, non mi trovai bene. Avevo attaccato sul mio armadietto le prime pagine dei giornali con i momenti più importanti della mia carriera, legati all'Inter di Mou e alla Nazionale. Lui li tolse subito. Pensava di sapere tutto, ma uno che fa così ha paura anche della sua ombra".


Non manca un parere sulla crisi del Milan e sull'ennesima crisi di nervi del romanista De Rossi: "Secondo me i rossoneri hanno un po' di timore a giocare a San Siro, per via delle pressioni, e non hanno le qualità per uscirne. Anche De Rossi sta passando un momento difficile, la Roma non dovrebbe trattarlo come Tachtsidis".

Questa la sua 'top 11': "Julio Cesar in porta, Maicon, Cannavaro, Materazzi e Chivu in difesa, Gattuso, De Rossi e Stankovic a centrocampo, in attacco Cassano e Zidane dietro ad Eto'o. Perchè Zidane? Mi ha fatto vincere il Mondiale, ha un posto nel mio cuore. Non penso più alla testata, ma solo al momento in cui ho alzato la coppa. Mi sarebbe piaciuto giocarci assieme, è uno dei primi cinque di sempre. Ibra e Balotelli? Non li ho messi nella formazione, ma darei al primo un 10 e a Mario 11, perchè alla sua età nemmeno lo svedese era così decisivo".

In chiusura, il tema futuro: "Ora faccio l'imprenditore nel settore dell'abbigliamento, ma sto frequentando pure il corso per allenatori a Coverciano. Magari tra un annetto o due qualche presidente ci casca...".

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