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Inghilterra, Germania e Spagna hanno meno società e possono gestire meglio la distribuzione delle risorse. Siamo in difficoltà anche come ricavi, per non parlare degli stadi.

L'argomento non è nuovo. Anzi, viene tirato fuori in ogni discorso che affronti il declino e i problemi del pallone italiano. Il nostro sistema calcio ha troppe squadre: 18 in A, 20 in B, 73 nei quattro gironi di Lega Pro. Totale: 111. Una cifra enorme, se paragonata a quelle dei principali tornei europei.

In Inghilterra le società professionistiche sono 92, ovvero una ventina in meno rispetto all'Italia. In Germania ne hanno 56, in Spagna addirittura soltanto 42. Da qui ci si rende conto del dovere di operare dei tagli, dolorosi ma necessari in un'ottica di riordino del nostro calcio.

Per non parlare dei ricavi che il calcio di vertice ottiene, dove l'Italia è lontanissima dalla Premier League, che incassa due miliardi e mezzo di euro. O - altra nota dolente - della percentuale di riempimento degli stadi: nel 2010-11 quelli italiani hanno registrato una media di 4 milioni inferiore a quella tedesca.

Qualcosa si sta muovendo, a dire il vero. Da tempo si parla di uno snellimento del nostro calcio, e in questi giorni Lega Pro e Assocalciatori si sono accordate per la creazione, a partire dal 2014-15, di un unico campionato di terza serie. Un piccolo passo, ma per far rinascere un sistema decotto ne servono altri.

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