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Montella non vuole parlare di obiettivi stagionali: "Non è facile dare una dimensione alla nostra squadra, perché siamo tutti nuovi".

La sua Fiorentina esprime un calcio bello e divertente, forse unico in Italia, il tutto nonostante in estate siano arrivati ben 18 giocatori nuovi. Vincenzo Montella, è riuscito così a conquistare Firenze in brevissimo tempo, attraverso lo spettacolo.

Il tecnico viola, intervistato dal Corriere dello Sport, ha spiegato come è riuscito a regalare in così breve tempo, un gioco così spumeggiante alla sua squadra: "Più o meno con celerità, ma questo dipende dall’organizzazione del club, dalle scelte di mercato, dall’indirizzo, dalla disponibilità dei giocatori, e poi il lavoro sul campo. Ho trovato la disponibilità dei nuovi e la voglia di rivalsa di chi è rimasto".

Secondo Montella, rispetto al passato sono cambiate le metodologie di allenamento: "Intanto rispetto al passato si sa che cosa può succedere nella partita, conosciamo tutto degli avversari, ci sono molti più mezzi per conoscere il tipo di avversario, e allora puoi allenare il giocatore in modo specifico, e questo lo fai con il pallone. E a livello cognitivo è stato dimostrato che la mente ricorda tutto ciò che fa, se utilizziamo il pallone".

In molti oggi parlano di modello Barcellona: "Prendere il Barcellona come esempio credo sia sbagliato, perché è straordinario, unico, ma è vero che negli ultimi anni sono tornati di moda gli attaccanti piccoli".

In un anno e mezzo Montella è passato dai Giovanissimi della Roma all Fiorentina, il tecnico però non si sbilancia sul fatto se Firenze sia un punto d'arrivo o di partenza: "Questa è una domanda ‘romana’... Ma sia detto senza offesa, è che si ritorna sempre alla Roma... Posso dire che sono tutte e due le cose, punto di partenza e d’arrivo, io sono ambizioso. Il mio obiettivo intanto è conservare il posto, perché ho imparato che nel calcio bisogna restare aggrappati a un posto di prim’ordine, perché la volontà con questa società è di creare qualcosa di importante. Lasciamo perdere la fantasia".

In estate era sembrato ad un passo dalla Roma: "Ci sono stati contatti, a voi l’hanno detto prima, ma non sono diventato allenatore perché non c’erano le condizioni, non sono stato scelto. Sono state dette alcune cose, anche esagerate...".

Montella non vuole parlare di obiettivi stagionali: "Non è facile dare una dimensione alla nostra squadra, perché siamo tutti nuovi. E’ difficile, molto spesso dipende dagli avversari. Ma noi abbiamo margini di miglioramento e vogliamo vincere. L'Europa? E’ un’ipotesi, non mi infastidisce ma parlarne in questo momento è inutile. Già sentivo dire che se non avessimo battuto il Bologna, si apriva una piccola crisi. Siamo in sintonia con la società, c’è un’identità e vogliamo portarla avanti e rinforzarla col tempo".

In tanti dicono che alla Fiorentina manca una prima punta di spessore, i viola hanno visto sfumare Berbatov quando la cosa sembrava ormai fatta: "Sinceramente non mi pesa, se guardo quello che è stato fatto è incredibile, sia in entrata sia in uscita. Pradé ha fatto un grande lavoro. Tutta la società si è mossa benissimo. Poi c’è stato questo episodio dell’ultimo giorno, ma abbiamo giocatori in grado di imporsi. Le risorse da qui a gennaio ce le abbiamo, poi valuteremo. Bergessio? Sì, anche se con Bergessio non ci ho mai parlato, ma mi piace per lo spirito di gruppo, l’impegno. Secondo me, farebbe le fortune di qualsiasi squadra, anche di primo livello. E’ uno che si spende per i compagni, piace a ogni tecnico".

Juve e Napoli sembrano le squadre più accreditate nella rincorsa allo scudetto: "Conte creato una squadra che crede in quello che fa, con grande furore e lo mantiene per novantacinque minuti. Il Napoli? Mah, io credo che ci siano indicazioni non trascurabili: quando una squadra vince con il minimo sforzo è un grande segno. Il Napoli ha vinto con la Fiorentina in questo modo, per me è il segno di una squadra che può competere per il titolo".

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