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L'allenatore dell'Inter ha parlato del rapporto speciale con i tifosi: "Mi ha colpito che mi abbiano dedicato uno striscione nel giorno in cui abbiamo perso con il Siena".

Risveglio dolce quello dell’allenatore dell’Inter, Andrea Stramaccioni, all’indomani della vittoria per 1-0 nel derby della Madonnina contro il Milan. Il tecnico nerazzurro, intervenuto ai microfoni di ‘Radio Anch’io’, ha parlato delle emozioni vissute a San Siro.

“E’ un bel risveglio – ha ammesso – ma lo è ancora di più sapendo di aver giocato in condizioni difficili. Disputare tutto il secondo tempo in dieci ci ha costretto a tirare fuori delle capacità e delle doti diverse che hanno messo a dura prova l'Inter e che alla fine ci fanno ben sperare per il futuro perché c'è tanto da lavorare, ma questo è un vantaggio anche caratteriale in un momento in cui avevamo peccato un po' in questo periodo”.

Secondo Stramaccioni, la vittoria contro il Milan ha un valore altissimo. “Se sono vittorie che valgono doppio? Sarebbe tale se avessimo vinto normalmente, – ha detto – ma quella di ieri direi che vale il triplo perchè siamo rimasti in dieci abbiamo resistito all'urto finale del Milan, a mio parere, anche soffrendo meno di quanto avremmo dovuto".

Moratti ha detto di vedere “Stramaccioni lavoratore e intelligente come Mourinho, ma il tecnico romano respinge per ora i paragoni impegnativi. “Le parole del presidente mi riempiono d’orgoglio. – ha premesso – Io posso dire che il paragone mi fa sorridere perché io non sono nessuno, Mourinho invece ha vinto ovunque”.

Con il 3-5-2 l’Inter sembra aver trovato la propria identità tattica. “Abbiamo trovato il sistema con il quale coprire meglio il campo, che è quello con tre difensori, poi davanti potremo variare, ma l'assetto credo che sarà questo che ci dà più equilibrio di squadra. Poi è normale che avendo la fortuna di avere 24, 25 giocatori di livello si potrà cambiare anche in funzione del doppio impegno, che ti costringe a scelte particolari cercando di trovare la giusta quadratura in quel momento”.

Poi il giovane allenatore romano ha parlato dei suoi maestri. “E’ normale, – ha spiegato – che un allenatore giovane come me, che non ha avuto la fortuna di giocare in Serie A, cerchi come una spugna di apprendere da tutte le persone che ha avuto la fortuna di incontrare sul proprio cammino. Ulivieri, Bruno Conti, Spalletti, dovunque sono stato ho sempre cercato di imparare, di rubare con gli occhi. Elaborando poi il tutto perché ogni idea è convincente e vincente solo se propriamente tua e si cerca di trasmetterla ai propri giocatori in quanto tale”.

“Io in questo momento mi ritengo un fortunato ad allenare un club come l’Inter, – ha aggiunto sulla sua ancora breve carriera – ho destato l'attenzione di un club come l'Inter, a livello giovanile prima, poi il presidente Moratti seguendo la Primavera ha avuto questa intuizione e io ogni giorno lavoro per ripagarlo sul campo. Adesso è un momento felice, ma io rimango con i piedi per terra perché questa squadra ha ancora tanto da lavorare”.

Il tecnico si è dimostrato molto bravo, nonostante la giovane età, a gestire bene uno spogliatoio difficile come quello nerazzurro, cosa in cui, molti allenatori più esperti, hanno fallito in passato.

“Non c’è nessun segreto. – ha assicurato – Nell'unico giorno che ha preceduto il mio incarico in prima squadra ho provato a pensare quale fosse l'approccio migliore, ma non mi è venuta nessuna idea migliore di quella dell'essere me stesso e di cercare di fare capire ai calciatori che ero un ragazzo semplice e diretto. Per il resto, loro mi hanno aiutato tantissimo e se oggi l'Inter è così unita è grazie alla professionalità di questi giocatori, che sono prima che grandi calciatori, dei grandi uomini”.

Speciale il rapporto che si  è creato con i tifosi nerazzurri, cui ieri ha dedicato la vittoria. “Forse non tutti lo sanno, ma nella sconfitta con il Siena, una sconfitta contro l'ultima squadra in classifica, i tifosi mi hanno dedicato uno striscione che hanno tenuto esposto per tutto il secondo tempo facendomi capire che erano con noi. – ha raccontato – Questo mi ha molto colpito perché io non ho ancora fatto nulla per l'Inter, quindi è stata una fiducia basata forse solo sul rapporto diretto che ho sempre cercato di creare".

"Vincere questo derby – ha aggiunto – è stato per me un piccolo modo per cominciare a ripagare questa fiducia che mi è stata data in maniera anticipata”.

Lodi per Guarin, che ha fatto bene dopo esser entrato in campo nel secondo tempo. "Fredy è una risorsa importante, un investimento pienamente azzeccato, ha grande forza e qualità. Non è assolutamente in sovrappeso, ma la sua è una massa muscolare straripante, che gli dà potenza e che negli spazi stretti può apparire macchinosa, ma è la sua costituzione naturale”.

Il tecnico si è detto contento, poi, del ritorno in Nazionale di Andrea Ranocchia. “Quanto c’è di mio? Nulla, – ha deichiarato – c’è molto di suo. Quando scherzo con lui, gli ricordo che io ero lo stesso che lo non faceva giocare l'anno scorso e che quest'anno mi ha mandato il fratello bravo a giocare…”.

Infine una battuta sul suo rapporto con Antonio Cassano. “Ieri a fine partita non mi lasciava più, – ha ironizzato – mi ha fatto venire un’ernia”.

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