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Il terzino rossonero vede l'Inter favorita nella stracittadina e sente l'assenza di Ibrahimovic: "Perdere un uomo così carismatico crea un problema nello spogliatoio".

A differenza di alcuni suoi compagni, Ignazio Abate di derby della Madonnina ne ha già giocati diversi, nonostante la giovane età. Ma i ricordi su Milan-Inter per lui non sono molto positivi, come ha ammesso il diretto interessato in un’intervista esclusiva a ‘Tuttosport’.

“Purtroppo in passato ho fatto degli errori. – ha detto – A volte ho sbagliato, ma non abbiamo perso l’ultima sfida per il mio fallo da rigore e quando fui espulso nel 2010, fui provocato. Diciamo che il derby che ricordo peggio è quello con Leonardo in panchina, quando feci un liscio e Milito segnò. Però... Sono stato anche sfigato: due errori e due volte Milito tira delle castagne all’angolino. Se sbagli, paghi, ma penso di aver dato abbastanza...”.

Domani il terzino rossonero, qualora dovesse rientrare fra i titolari, si ritroverà di fronte il nemico di sempre. “Sicuramente l’Inter è più avanti, non solo per i punti in classifica. – ha commentato – Hanno già trovato la quadratura e stanno raccogliendo risultati importanti”.

Abate, che non è certo del posto da titolare, nega di sentire per il derby una pressione eccessiva. “Se sento troppo la partita con l’Inter? La sento come è normale che sia per un giocatore cresciuto nel vivaio del Milan. – ha assicurato – Il derby è la partita, ma domani sarà una storia diversa e ci servono i tre punti”.

Poi un’apertura ad un eventuale difesa a tre. “Si potrebbe fare, – ha detto – ma in queste ultime gare stiamo trovando l’equilibrio giusto con due mediani e due giocatori larghi in attacco. Meglio proseguire così”.

Un avversario pericoloso sarà anche Antonio Cassano, passato all’Inter. “Noi dobbiamo pensare a fare la nostra partita e basta. – ha tagliato corto Abate – Io comunque con Antonio ho un rapporto normale”. Chiusura su Ibrahimovic, la cui assenza, secondo Abate, pesa eccome.

“La sua assenza si sente, perdere un uomo carismatico come lui crea un problema nello spogliatoio. – ha sottolineato il terzino – Problemi con i compagni? Alla lunga, uno con il suo carattere, diventava pesante. Però era uno stimolo per tutti e non gli si poteva dire nulla. Zlatan non è uno di quei giocatori di talento che in allenamento camminano e si risparmiano”.

"Lui lavora come un gregario, – ha aggiunto – è sempre davanti al gruppo, non vuole mai perdere una partitina, si incazza per un passaggio sbagliato. Teneva tutti sulla corda e questo significa essere un numero uno”.

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