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Il fuoriclasse olandese: "Non bisogna guardare ai risultati attuali ma al lungo periodo anche se la Juve per i prossimi cinque anni sarà la squadra da battere".

In Italia, e in particolar modo a Milanello, lo chiamavano 'Il Professore', per il suo spessore calcistico e umano: in Brasile lo hanno ribattezzato 'Il Maestro', come spesso accade a chi disegna e inventa calcio da quelle parti. Clarence Seedorf è stato e resterà per sempre uno dei grandi uomini-derby della storia della stracittadina milanese. Dodici anni a Milano, passati per lo più sulla sponda rossonera, con tante immagini significativi scattate durante le sfide contro l'Inter.

A pochi giorni dal derby, il 'Corriere della Sera' ha raggiunto il fuoriclasse olandese per parlare della gara più attesa in casa Milan: "Non potrò vederla perchè giochiamo anche noi domenica sera. Ora i miei derby al Botafogo sono ora con il Flamengo, il Vasco da Gama o la Fluminense".

Tre esperienze gli sono rimaste impresse nella memoria: "L’indimenticabile è il doppio incrocio in Champions nella semifinale del 2003, poi il 3-2 del febbraio del 2004 e infine la sfida di Pechino in Supercoppa dell’agosto dello scorso anno. Gare legate a successi finali del Milan".

Oggi il Diavolo però non se la passa bene: "Non conosco bene la situazione - ammette il centrocampista - ma so che nelle difficoltà ci vorrebbe unione e spirito di gruppo. Nei momenti complicati i giocatori devono prendersi le responsabilità".

Non manca qualche consiglio ad Allegri: "Un allenatore ha il compito di trasmettere certezze e tranquillità alla squadra. Con un buon lavoro tecnico-tattico adeguato alle caratteristiche della squadra si può invertire il trend: effettuare meno possesso palla e più ripartenze non è una vergogna. Ma sono certo che alla fine il Milan verrà fuori visto che ha più qualità della media. Il Milan ha intrapreso una politica che porterà avanti nel tempo. Non bisogna guardare ai risultati attuali ma al lungo periodo anche se la Juve per i prossimi cinque anni sarà la squadra da battere".

Secondo Seedorf la rivoluzione rossonera è più difficile da assorbire rispetto a quella interista: "Non paragonerei le due situazioni. Dall’Inter sono andati via dei grandissimi come Lucio, Julio Cesar e Maicon ma nessuno di loro stava alla Pinetina da dieci anni. Dal Milan siamo partiti in tanti, di certo il cambiamento è stato più traumatico e poi l’Inter storicamente è più abituata a fare rivoluzioni. Diciamo che erano consapevoli del buco che lasciavano. Negli anni passati hanno dato l’addio grandissimi come Maldini, Costacurta, Cafu ma in ogni occasione c’erano giocatori pronti a sostituirli. Ora questo ricambio non c’è stato. Ecco perché l’impatto è diverso. Ma non spetta a me dire se è sbagliato: è stata una scelta. Di certo la società ora dovrebbe prendere in mano la situazione per indicare la strada con chiarezza".

Clarence non chiude però le porte ad un ritorno: "Il rapporto con la società è sempre rimasto ottimo.
Mi è dispiaciuto non salutare i tifosi prima di andarmene ma il non congedo è ancora più significativo perché vuol dire che non è finito niente. Ringrazio tutti per gli anni che abbiamo vissuto insieme allo stadio. Il futuro nessuno lo conosce ma se ci fosse l’occasione, il ritorno sarà ancora più bello".

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