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La buona stella sembra accompagnare il cammino dei partenopei, che a Marassi hanno dimostrato di saper leggere ed interpretare al meglio le partite.

Si dirà: partite come queste sono segnali chiari. Prestazioni condite dal non-gioco, da zero tiri in porta e da episodi favorevoli. Tuttavia sono partite da cui vengono fuori i tre punti e si riagguanta la capolista lasciando il vuoto dietro. E la corsa per "quella cosa lì" sembra essere assistita dalla classica buona stella che guida tutti coloro che sono destinati al successo. Ma non può essere tutta questione di caso, di destino, di banale fortuna. Sarebbe offensivo nei confronti dell'onestà intellettuale di chiunque si concede ogni week end i propri novanta minuti di passione.


LA PARTITA | SAMPDORIA-NAPOLI 0-1

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

CARTELLINI

FUORIGIOCO

SAMPDORIA
9
5
47%
6
4
0

NAPOLI
14
5
53%
5
3
0

Un'analisi più pragmatica suggerisce che da domenica a domenica gli azzurri hanno offerto le due facce della stessa medaglia. Anzi tre: dal Napoli remissivo di Catania a quello cinico e ringhioso di Genova, passando per la spettacolare e convincente prova del 3-0 alla Lazio. La domanda è lecita: qual'è il vero Napoli?

Senza scomodare filosofie complesse applicate al pallone, è chiara ormai la capacità degli azzurri di adattarsi al singolo contesto: la squadra riesce a leggere le partite e ad anticipare le intenzioni dell'avversario, facendone un'arma a proprio favore. Basti pensare all'atteggiamento della Samp: raddoppi sistematici e festival di calci sulle caviglie dei ragionieri azzurri, spazi chiusi e ritmi forsennati. Ma il calcio non perdona nemmeno la minima disattenzione e i blucerchiati finiscono per pagare con rigore ed espulsione la caccia all'avversario organizzata da Ferrara. Cavani ricuce il suo rapporto col penalty e Juve riacciuffata per i capelli. O per il parrucchino, fate voi.

Per la stessa onestà intellettuale di cui sopra, però, bisogna aggiungere che restano in piedi le difficoltà nella costruzione di quelle soluzioni alternative tra mediana e reparto avanzato che permetterebbero di aggirare le muraglie delle piccole squadre. In questo senso l'ingresso di Insigne conferma la necessità di elementi che siano in grado di creare la superiorità numerica nei trenta metri. E quando Pandev è fuori giri bisognerebbe dare più fiducia al giovane talento, se è vero come è vero che Mazzarri ha disposto la cancellazione dal vocabolario dello spogliatoio la parola "titolarissimi" e tutti i preconcetti che rischiano di condizionargli la lucidità nelle scelte.

E con la stessa lucidità è proprio il tecnico a non fare proclami e ad andare avanti guardando solo all'impegno successivo: "Penso solo alla gara di Europa League contro il PSV, pensiamo a un’avversaria alla volta. Siamo maturati, nella scorsa stagione una partita come questa l'avremmo persa". Quest'anno, evidentemente, il vento è cambiato e sta gonfiando le vele degli azzurri. Bisognerà solo capire se continuerà a soffiare fino a maggio.

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