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Giovanni Trapattoni punta il dito contro i procuratori, il vero male del calcio moderno: "Hanno interesse che un giocatore cambi anche due maglie in una sola stagione".

"Sono il più vecchio qui, le ho viste tutte, ma qualche soddisfazione me la tolgo ancora: studio e penso al futuro" si presenta così Giovanni Trapattoni, intervistato dallla 'Gazzetta dello Sport', mentre parla, a Varsavia, con il suo vice Marco Tardelli circa le condizioni del difensore Richard Dunne.

La Juventus non è una sorpresa per il 'Trap', che conosce bene il suo allenatore: "Conte l'ho fatto debuttare io alla Juve. Antonio è uno concreto. Ha fatto tutte le sue esperienze e adesso le mette in pratica. Il successo viene prima, lo spettacolo è una conseguenza: l'esaltazione per il risultato rende tutto facile. Ecco la differenza con il risultato fine a sé stesso".

In Irlanda, invece, le cose non vanno proprio a meraviglia: "C'è stata la delusione dell'europeo, ma ci siamo anche qualificati. Quando io e Marco abbiamo preso l'Irlanda era verso il 400 posto, ora siamo tra i primi venti. Qualcuno vorrebbe cambiare tutto, giocatori, modulo: mica facile".

In particolare Trapattoni vorrebbe imbastire un 4-3-3, ma le caratteristiche dei suoi giocatori non sono compatibili con questo modulo di gioco: "Non sono cosÏ rimbambito da non saper impostare un 4-3-3. Ci ho provato contro la Serbia, ma 20 minuti dopo sono stato costretto a recuperare il 4-4-2: non è facile cambiare abitudini, scuole e tradizioni. Serve tempo. E ho gente che gioca poco in Premier, non ha un campionato vero. Il calcio va in quella direzione, meno locale, più internazionale. Ne stiamo parlando a Varsavia. E io ho contribuito".

E si infuria con i media italiani quando sente parlare di Allegri, allenatore del Milan designato come capro espiatorio: "Come se dimenticassero che ci vogliono mesi per far entrare negli schemi nuovi giocatori non abituati a certe situazioni. E sembra tutta colpa del tecnico. Se poi i giocatori vogliono andarsene perché offrono più soldi? Lo trattieni e poi l'anno dopo lo perdi a parametro zero? Non puoi. Ma sono spesso perdite pesanti. La società deve difendere il tecnico. Dopo Atene, Agnelli disse: 'Trap resta'. E ho rivinto. Date tempo ad Allegri".

Se Atene piange, Sparta di certo non se la passa meglio: "Stramaccioni non vuole sentir dire che la sua Inter è provinciale, mi sembra giusto. Ha sia personalità che idee, ma gli serve tempo. L'Inter viene da anni di logorio e ha bisogno di energie nuove. A settembre campionato e coppe già ti stritolano. E le provinciali non sono provinciali come una volta".

Il tecnico di Cusano Milanino invita tutta le squadre italiane a emulare il 'modello Juve', ritenuto vincente: "Non puoi aspettare lo sceicco come al Psg. E se non arriva? Devi fare come la mia Juve: anticipava le situazioni, capiva che cosa serviva e andava in cerca. Con una rete di osservatori preparati, vedeva i Cabrini, i Gentile, i Tardelli, i Del Piero che arrivavano e avevano il tempo di assorbire il peso di una grande. La Juve di oggi ha messo i tasselli al punto giusto, ora gli altri devono ricostruire".

Infine la solita chiusura col botto, in vero stile 'Trap': "Il vero male del calcio sono gli agenti. Hanno interesse a che un giocatore cambi anche due maglie in una sola stagione. Mi è successo con due calciatori irlandesi. I giocatori sono troppo legati ai loro procuratori: e non tutti hanno un'etica".

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