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Alla vigilia di Napoli-Lazio, Edy Reja confessa le sue sensazioni: "Esperienze belle, diverse e difficili. Un grazie a chi mi ha consentito di viverle; cuore diviso a metà".

Edoardo Reja le ha allenate entrambe, portandole dall'inferno al Paradiso. Cinque anni a Napoli che hanno fruttato due promozioni, dalla C alla A, allenando campioni del calibro di Lavezzi e Hamsik. 'Soltanto' due anni e mezzo a Roma, sponda biancoceleste, ricevendo tanto da campioni quali Hernanes e Klose, ma lasciando anche moltissimo. "Sono state esperienze diverse, belle e difficili. Devo essere grato a chi mi ha consentito di viverle, spero di aver lasciato anch'io qualcosa".

Walter Mazzarri ha proseguito con successo il lavoro svolto dal tecnico friulano, confermando ben otto calciatori dell'era Reja nell'undici titolare, e lo stesso si può dire della Lazio di Petkovic, identica a quella allenata da Edy sino allo scorso maggio.

"In effetti il Napoli e la Lazio di oggi non si discostano molto da quelli che ho diretto io. La squadra di Mazzarri è per 8-9 undicesimi la mia. Lui sta facendo un ottimo lavoro, ha apportato le sue modifiche, però credo che anche il lavoro fatto da me insieme con la società sia stato fondamentale.  Petkovic ha solo adottato qualche accorgimento diverso rispetto a me. Non tanto la posizione di Hernanes che è più o meno la stessa, quanto invece l'arretramento di Ledesma. Una mossa per la quale gli faccio i complimenti".

Un grande cambiamento c'è stato però all'ombra del Vesuvio, Lavezzi è volato a Parigi lasciando una pesante eredità a Pandev e Insigne: "E questo mi dispiace molto. Per me è stato quasi un figlio, la sua affermazione è una delle cose di cui vado maggiormente fiero. Il Pocho è unico, anche se il macedone è un ottimo elemento e Insigne in prospettiva può diventare importantissimo".

Riguardo l'esperienza romana, invece, Reja non ha dubbi su chi sia stato il giocatore più importante della sua Lazio: "Dico Klose, ma con una situazione completamente diversa. Lavezzi era un talento da crescere, Klose un campione affermato. Il più grande che abbia allenato. Un vero uomo squadra".

L'atteggiamento nei confronti dei due presidenti, Lotito e De Laurentis, non è mai stato un problema invece: "Si può dialogare bene con entrambi. Hanno caratteri spigolosi, modi di fare a volte sopra le righe, ma sono due grandissimi presidenti che vogliono bene alle loro società. E i risultati lo dimostrano. Hanno ereditato situazioni pesanti e sono riusciti a portare le rispettive squadre ai vertici".

Infine uno sguardo al futuro, con un accenno alla lotta scudetto e la possibile outsider del campionato: "Nell'ultima giornata hanno deluso, ma solo nei risultati. Io credo che entrambe possano lottare per lo scudetto. La Juve è superiore a tutti, però se dovesse distrarsi con la Champions le prime che possono approfittarne sono proprio Napoli e Lazio. Per le milanesi sarà un anno di transizione, occhio invece alla Fiorentina. Bella realtà, guidata da un allenatore, Montella, cui va tutta la mia stima".

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