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"Seguiamo i campioni, ma senza ansia" afferma il dg bianconero. Sulla crisi delle milanesi: "Non siamo felici, il ranking è peggiorato. Dobbiamo ridurre il numero di club".

E chi la ferma ora questa Juventus? A punteggio pieno dopo quattro turni di campionato, i bianconeri si propongono come la grande favorita per il bis-scudetto, dopo il trionfo della scorsa stagione. Una supremazia al momento schiacciante. Tanto da poter permettersi, a gennaio, di guardare con serenità e senza ansie al mercato, come conferma Beppe Marotta.

"Noi monitoriamo tutto con grande attenzione - afferma il direttore generale della Juve a '5 minuti di recupero', trasmissione che va in onda dopo l'edizione serale del Tg1 - ma se mi chiedete se arriverà un campione, io vi rispondo che la Juventus punta soprattutto sul collettivo. Le individualità vengono dopo. Ma i tifosi stiano tranquilli: il modello Agnelli è vincente". 

Intanto, impossibile non essere orgogliosi di quanto la Juve sta facendo in questo inizio di stagione. "Ma il calcio nasconde sempre tante insidie" fa Marotta. Che non gode per le disgrazie di Milan e Inter. "Non c'è da esserne felici. Nel 2003 eravamo primi nel ranking mondiale, ora siamo solo quarti. Il calo non coinvolge la Juve, è vero, ma non è un motivo per gioire".

"Il vero problema - l'analisi del dg bianconero - è che in Italia ci sono troppe squadre rispetto a Inghilterra, Spagna e Germania, con la conseguenza che le risorse vengono distribuite più ampiamente. E così la competitività dei club di vertice non può che abbassarsi. Per cui pensiamo a una rivisitazione della legge Melandri, a cui la Juve spera di contribuire".

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