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Troppo superiore la squadra di Conte, che cambia interpreti e fa turnover senza risentirne. Milanesi non in lotta per lo Scudetto, il Napoli troppo tenero a Catania.

Può bastare meno di un mese di campionato per capire come finirà? Probabilmente sì, quando c’è una squadra che sembra praticare uno sport a sé e le altre che già arrancano e la vedono lentamente andare via, verso lo scudetto numero 29. La quarta giornata di campionato ha detto chiaramente che la Juventus deve solo temere se stessa (e gli impegni di Champions che a lungo andare tolgono energie importanti), forte di un gioco e di una supremazia sugli avversari indiscutibile.

Al di là delle quattro vittorie su quattro, quello che preoccupa tutti coloro che sperano in un campionato equilibrato è la grande superiorità della squadra di Conte, che cambia interpreti e fa turnover senza risentirne.


L'anti-Juve non avrà base a Milano: club meneghini in crisi
Così l’inguardabile Lucio della passata stagione sembra tornato quello del Triplete interista, Quagliarella ha messo i panni di Jim Carrey e ha vissuto la sua settimana da Dio mentre Giaccherini sembra avere un motorino sotto i piedi e corre per due. In una squadra così, anche i disastrosi Jonathan e Alvarez , croce senza delizia dei tifosi dell’Inter, farebbero la loro bella figura.

Un mese di campionato ha anche sentenziato che Inter e Milan non saranno in lotta per lo scudetto: i nerazzurri, implacabili fuori casa, diventano teneri agnellini quando pascolano sul nuovo terreno di San Siro, i rossoneri se la passano ancora peggio, senza gioco e con poche idee (come i cugini) ma anche senza un progetto e con una pochezza tecnica che nell’era Berlusconi non si era mai vista.

Se l’anti-Juve non ha base a Milano, nemmeno a 600 km di distanza, nella capitale, ce n’è traccia. La Roma di Zeman è in piena costruzione e altrettanto piena di contraddizioni, la Lazio è sì più solida ma si è lasciata scappare l’occasione di tenere il passo della Juventus facendosi sorprendere dal Genoa nel posticipo. A Hernanes e compagni manca ancora quella maturità per lottare per grandi traguardi e per tenere il passo dei campioni d’Italia deve fare il salto di qualità.


Anche Roma, Lazio e Napoli sembrano non avere continuità
Ma dov’è l’anti-Juve? Sotto il Vesuvio qualcosa si era intravisto, ma è bastato cambiare vulcano e passare una giornata sotto l’Etna per tornare con i piedi per terra: risultato un Mazzarri visibilmente arrabbiato e un Napoli ridimensionato, incapace di conquistare i tre punti contro una squadra in 10 per tutta la partita. Il problema è proprio qui: un’anti-Juve, al momento, proprio non c’è.

Per la felicità dei tifosi bianconeri, questo è certo, ma non per il bene del campionato, ogni anno sempre più povero di campioni e che rischia di essere noioso tanto quanto il primo (sul campo) scudetto dei record manciniano e il primo dell’era Mourinho. Una squadra destinata a fare corsa a sé con le altre a lottare per le briciole, come dei moderni Pollicino.

La Vecchia Signora è tornata attraente come l’era pre-Calciopoli e la speranza delle rivali è che si specchi tutta fiera e si distragga almeno ogni tanto nell’ammirare la sua sconvolgente bellezza. Magari già a partire da domani sera a Firenze: perché se Jovetic e compagni fermeranno a 43 la striscia senza sconfitte della Juve in campionato, a festeggiare non saranno solo a Ponte Vecchio ma anche tutti coloro che vogliono un campionato con un po’ di sale.

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