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Il tecnico della squadra rossoblù racconta in che modo sta facendo risorgere se stesso e il Grifone: "C'è uno spogliatoio sereno, forse ha trovato in me un punto di riferimento".

Il 'caso Velazquez' è ben lungi dall'essere concluso, nostante il difensore argentino non solo sia tornato all'Independiente - che afferma di non aver ricevuto quanto pattuito dal Genoa - ma addirittura sia già sceso in campo contro il Quilmes (e sarà titolare anche contro il Boca).

Il presidente rossoblù Enrico Preziosi, infatti, ha chiamato la Fifa a pronunciarsi sulla questione, inserendo il giocatore - cui peraltro è stato anche versato lo stipendio di agosto - nella rosa della squadra sul proprio sito ufficiale.

Intanto ci si avvicina al match contro quella Juventus di Conte, per il quale proprio il Grifone è la 'bestia nera', avendo costretto i bianconeri a due pareggi nella scorsa stagione. Intervistato dalla 'Gazzetta dello Sport, Luigi De Canio racconta il suo momento sereno nella 'seconda carriera' in rossoblù.

"Ho avuto coraggio nell'accettare una situazione in tempesta, a cinque giornate dalla fine, nell'aprile scorso? Ci vuole una premessa: ero già stato qui otto anni fa, e l'esperienza non era finita in modo bellissimo (esonerato prima dell'inizio del campionato, ndr). Dunque, avevo un po' di amaro in bocca. E poi il Genoa mi è sempre piaciuto. E' un bel posto dove fare il mio mestiere. Quando lasciai il Lecce, rinunciando a due anni di contratto, speravo in un'altra occasione importante. Quando il presidente Preziosi mi ha chiamato, non ho esitato un attimo".

"Voglio lasciare il segno a Genova? Ho fatto calcio in tutte le categorie, e credo che un tecnico debba essere il valore aggiunto di una società in relazione alle potenzialità della piazza - spiega De Canio - Se non puoi pensare di vincere il campionato, occorre far crescere le individualità, sviluppando anche gli aspetti tecnici, economici e organizzativi. Quando ho visitato il Museo della Fondazione, ho pensato alla prima volta in cui venni qui. Vedevo gente di ogni età inneggiare al Grifone. Al Museo ho capito cosa voglia dire essere genoano...".

Il tecnico materano confessa poi un piccolo rimpianto: "In carriera ho raccolto meno di quanto si potesse pensare? Quando feci l'esordio in A, a Udine, si parlava del sottoscritto come dell'allenatore del momento. Poi, pur facendo buoni risultati, sono passato in secondo piano e non ho avuto più opportunità di rilievo. Oggi so che questa società può ridarmi quella dimensione che troppo brevemente ho avuto in passato. Finendo, me lo lasci dire, un po' ingiustamente nel dimenticatoio...".

"Questo Genoa? C'è uno spogliatoio sereno stretto intorno al sottoscritto. Forse ha trovato in me un punto di riferimento. Sono sempre stato coerente: ho stabilito regole precise puntando su alcuni valori importanti. Siamo un gruppo che sta diventando squadra. Io ho sempre lavorato nell'interesse della mia società, non di me stesso. La convivenza difficile di Immobile e Borriello? Mi fa sorridere - conclude De Canio - Ci penso anch'io, ma vivo serenamente la questione. Penso tuttavia di sapere meglio di tutti come preparare la squadra. Guai, però, a far sembrare quest'idea come un'autentica panacea".

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