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Si può dire tutto di Cairo tranne che non abbia le idee chiare: "Il futuro sono i giovani, serve puntare sui vivai. Abbiamo cambiato poco perchè Ventura ha un gioco preciso".

E' stato (ed è tutt'ora) uno dei presidenti più contestati nella lunga storia del Torino, ma adesso sembra aver cambiato registro. Urbano Cairo è riuscito finalmente ad acciuffare la Serie A e non vuole più farne a meno, nonostante tutti gli investimenti fatti in ambito economico. "Ma se sono ancora qua è perché ci credo", parole che sarebbero andate benissimo nella campagna abbonamenti per il Torino, quasi uno slogan per dimostrare a tutti che si può sognare anche senza fatturati da 300 milioni di euro all'anno.

Allo stesso tempo, però, in un'intervista rilasciata a 'TuttoSport' il presidente non vuole illudere i tifosi: "Senza voler ancora sbandierare gli investimenti fatti, anche perché poi non c'è da vantarsene, bisognerà vedere se sono stati soldi spesi bene. Io credo che si debba partire dalle parole di Ventura dell'anno scorso. Quello della passata stagione doveva essere un Torino costruito per salire in serie A e l'obiettivo è stato raggiunto. Ora, invece, il traguardo è differente".

Il presidente ha inoltre parlato di quanto sia stato difficile tenere Angelo Ogbonna, uno dei difensori italiani più promettenti. Ma lui non acquisterebbe mai un calciatore dagli acerrimi rivali: "Sicuramente ci sono situazioni da considerare legate a un aspetto puramente economico. Il Torino in serie A fattura tra i 40 e 45 milioni, la Juventus quasi sei volte tanto e in più ha avuto qualche perdita come noi. In termini di rapporto siamo quasi uno a sette. Così diventa difficile essere appetibili per un giocatore che proviene da un club più facoltoso. E poi a dire il vero, se fossero juventini doc, non so quanto i tifosi granata apprezzerebbero il fatto di andare a spendere tanti soldi per un ex granata. Non so se il gioco possa valere la candela. Per Ogbonna comunque abbiamo declinato i sondaggi bianconeri".

Non sono mancati gli elogi al suo allenatore, un certo Giampiero Ventura. Uno che soltanto 3 stagioni fa incantava tutta la Serie A grazie al suo Bari, la vera rivelazione della stagione. Chissà che la sorpresa di quest'anno non sia proprio il Torino: "Ventura è un allenatore che cerca sempre di avere un'identità di gioco precisa. E poi la impone. Per questo abbiamo tenuto gran parte del telaio: col Pescara, dal primo minuto, avevamo in campo sette undicesimi dell'anno precedente".

Una squadra, quella granata, che ha forti radici nel passato più prossimo, ma che ha cercato di trasformarsi e plasmarsi a immagine e somiglianza del suo tecnico. Dando sempre uno sguardo però agli altri modelli vincenti: "L'esempio con l'Udinese è calzante, ma visto che in passato l'ho citato più volte e non mi ha portato fortuna, cambio, pur riconoscendo al club dei Pozzo grandi meriti. Dopo sette anni nel calcio abbiamo capito come e dove muoverci avendo risorse da squadra di medio livello. Differente il discorso se qualcuno, ogni anno, interviene con botte da 50 milioni. Ma quel qualcuno non sarei io perché finirei presto i soldi. In questa situazione dico che bisognerà puntare ancora di più sul vivaio, l'ho già fatto ma compiremo un altro sforzo. Ho citato una squadra di nostri giovani: Gomis, Barbosa, Ogbonna. Benedetti, Scaglia, Suciu, Gatto, Verdi, Diop, Comi, Stevanovic. Non male, direi".

Lo stesso presidente di origine piemontese, però, sa benissimo che per lottare per certi obiettivi in Serie A, è necessaria anche esperienza. Rolando Bianchi è in scadenza, ma arriva una rassicurazione: "Incontreremo il fratello-agente e verificheremo se ci sono le condizioni. Di sicuro con Ventura sta facendo molto bene". Quasi un modo per mettere l'attaccante spalle al muro, e avvisare la piazza che, in caso di mancato accordo, la colpa non sarebbe soltanto della società.

Infine anche uno sguardo al passato e alla gloriosa storia del Toro, che ha sempre avuto un unico tempio sacro: lo stadio Filadelfia. E alla domanda se il Torino pareggerà gli investimento del Comune e della Regione per la ricostruzione, Cairo ha voluto mandare un messaggio forte e chiaro a tutti quanti: "Non so cosa abbiano stanziato i due enti. Allora perché non ci vediamo nel consiglio del Filadelfia, davanti a tutti i soggetti coinvolti, e diciamo con un impegno formale quanto mettiamo per la ricostruzione? Io sono disponibile a fare la mia parte e lo dico da presidente del Torino. Ma se ora dico che metto 100 lire resta scolpito nella pietra. E allora è giusto che io dica cosa voglio fare in una sede in cui si prendono impegni formali e rigorosi. E soprattutto dai quali non si torna indietro".

Non sarebbe potuta mancare però la stoccata decisiva al Sindaco Fassino e al presidente della Regione Cota: "Siccome mi fido di loro, facciamo un patto d'acciaio sul Filadelfia".

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