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Il tecnico della Lazio si racconta e spiega il difficile approccio con il calcio italiano: "Voi pensate che si giochi solo quì. Non sono un profeta, possiamo ancora migliorare"

Vladimir Petkovic a tutto campo. In una lunga intervista rilasciata al 'Corriere dello Sport', il tecnico della Lazio si confessa e racconta i suoi primi mesi in Italia, tra lo scetticismo iniziale e l'euforia attuale, dopo la partenza lanciata in campionato.

"E’ stato importante fare questi risultati perché eravamo all’inizio.-ammette Petkovic, che continua- Dopo tanto scetticismo ci voleva positività per sviluppare il gruppo, confermare sul campo le idee e il lavoro fatto in questi primi due mesi e mezzo. I risultati servono per certificare che ha avuto senso e che abbiamo imboccato una direzione giusta".

Quindi il tecnico biancoceleste rivela: "La Lazio ha ancora dei margini di miglioramento, dopo la sosta avremo tante partite e la squadra potrebbe incontrare delle difficoltà, ma proprio questo perido che affronteremo può aiutarci a crescere ancora, creando una squadra più solida e convinta dei propri mezzi".

E quando si chiede a Petkovic come si desriverebbe, ecco la risposta del serbo: "Penso di essere rimasto quello che sono stato da sempre. Sono una persona umile, ma anche ambiziosa, che lavora tanto per ottenere successo.C’è stato bisogno di lottare tanto, di fare gavetta giorno per giorno per rimanere a certi livelli. Lottare sempre mi ha aiutato in carriera.  Sono arrivato da solo, con i miei mezzi, facendo gavetta sono arrivato a questi livelli".

Il tecnico rivela poi di essersi già perfettamente calato nella realtà del nostro Paese: "Sono molto vicino ai pensieri di un italiano medio e degli allenatori italiani. Forse ho altri principi, ma sicuramente è importante assimilare la realtà in cui si vive e si lavora".

Petkovic si sofferma anche sulla diffidenza riscontrata inizialmente nei  propri confronti e sottolinea: "Credo ci sia un’uniformità di pensiero. Cioè si pensa che il calcio si gioca solo in Italia. Io ritengo giusto pensare che anche da altre parti si lavora bene nel calcio e che si può imparare qualcosa. Rifiuto l’idea che uno straniero non possa competere con gli allenatori italiani. Non sono d’accordo. In passato ci sono stati esempi positivi, tanti allenatori stranieri che hanno fatto bene e ci sono state anche esperienze negative".

Il tecnico quindi ammette di avere un paio di modelli nello svolgere il proprio lavoro, ma precisa: "Sicuramente le idee che ha avuto Wenger con l'Arsenal mi sono piaciute tanto. Non ho mai copiato, mischiare le cose e le idee, cercavo di rubare da diversi allenatori tutto quello che trovavo di buono per poter sviluppare le mie idee. Per esempio la concretezza di Fabio Capello mi è sempre piaciuta. Mischiando tutto si può arrivare ad un’idea principale, ma poi si cambia".

Infine ecco il capitolo derby, Petkovic replicherebbe il tuffo nel Fontanone del Gianicolo di Delio Rossi in caso di successo?: "Non voglio diventare re di Roma vincendo un derby. Se riusciremo a vincere il derby, dedicherò il successo a questa gente che ci sta dietro e ci accompagna ogni giorno e che continerà a farlo prima e dopo il derby".

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