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'Cosa mi è mancato di più in carriera? La champions, come Guidolin. Hamsik un predestinato, lo sapevamo tutti sin dal primo giorno in cui arrivò a Napoli. E su Zarate...

Edy Reja tra il presente e il passato. L'ex tecnico di Napoli e Lazio non si fermava dal 2004, e adesso ha aperto il cuore e la mente in un'intervista a 360 gradi - rilasciata al 'Corriere dello Sport' - su quello che è sempre stato il suo mondo: "Mi è mancata la Champions - parlando del suo più grande rammarico in carriera - sfiorata per due volte. Ma siamo arrivati alla sfida decisiva di Udine con gli uomini contati. A gennaio non eravamo riusciti a chiudere alcune operazioni, ci trovammo con l'organico carente".

Il tecnico friulano promuove a pieni voti entrambe le squadre allenate da lui negli ultimi 8 anni, Napoli e Lazio: "Conosco il valore delle due principali antagoniste della Juventus, so dove possono arrivare entrambe. Hanno qualità tecniche - ha aggiunto l'esperto tecnico - e un progetto fondato sulla continuità. Siamo appena alla seconda di campionato e non è il caso di sbilanciarsi, però nulla nasce dal caso. L'uomo simbolo della Lazio? Klose, segna con una continuità impressionante".

Tanti applausi anche a Petkovic, vero condottiero di questa Lazio: "È stato bravo ed intelligente, si è presentato in punta di piedi. E' persona di assoluta sensibilità. E' arrivato ed ha trovato una Lazio che aveva dei suoi princìpi tattici, ci ha inserito ovviamente qualcosa di suo. Complimenti davvero".

Non potevano mancare parole al miele, poi, per il suo pupillo, Marek Hamsik: "Il Napoli l'ho visto crescere e quando arrivò Hamsik, che era ancora un ragazzino, si capì subito ch'eravamo di fronte ad un predestinato. E' stato il capocannoniere del mio Napoli, prima che arrivasse Cavani. Intuitivo come pochi, lui sa già dove andrà a cadere la palla. Aggredisce gli spazi, ha testa, ha maturità, è rapido di pensiero e ciò rappresenta un vantaggio indiscutibile".

Su Mauro Zarate, invece, grande rammarico per non essere riuscito a plasmarlo a dovere, visto lo sconfinato talento: "Qualità tecniche enormi. Solo lui può decidere se diventare calciatore completo. Svelo una curiosità: due anni fa gli regalai un libro, 'Il Gabbiano Jonathan Livingston'. Spero l'abbia letto e ne abbia colto la morale. Per perfezionarsi servono sacrificio e applicazione. E' padrone del proprio destino, perché ha le possibilità per imporsi".

Due parole anche sul suo futuro, dopo i rifiuti a qualche squadra estera: "Aspetto, come si dice in questi casi, che scocchi la scintilla, che arrivi la proposta giusta. L'inattività estiva ha avuto dei vantaggi: sono stato cinque anni a Napoli e non m'ero mai goduto le bellezze della Costiera Sorrentina. Sono stato a Sant'Agata, ho conosciuto la famiglia Iaccarino, eccellenza di un'Italia meravigliosa, gente che ha una umiltà dentro di cui abbeverarsi. Ho annusato i profumi d'una terra incantevole. Stare in panchina di tanto e forse toglie la possibilità di osservare tutto".

E infine la chiusura col botto, che sa quasi di candidatura nel caso dovesse saltare qualche panchina: "Ma attenti, io non sono vecchio...".

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