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Sul punteggio finale pesa l'espulsione del portiere friulano Brkic dopo appena 12 minuti di gioco: netto il rigore per l'atterramento di Giovinco, severo il rosso.

La Juventus si è imposta senza affanni sul campo dell'Udinese, centrando per 4-1 la sua seconda vittoria in campionato. Sull'incontro pesa senza dubbio la decisione che l'arbitro Valeri ha preso al 12': rigore ed espulsione di Brkic per il fallo su Giovinco.

L'analisi dell'episodio va separata in due fasi distinte. In primis l'assegnazione del rigore: sacrosanta. Giovinco viene chiaramente danneggiato dall'intervento dei difensori avversari. Il fallo, più che di Brkic, sembra di Danilo: il brasiliano spinge la Formita Atomica accelerandone la corsa e scaraventandolo sul portiere in uscita.

Brkic ha poco da fare nella circostanza, ma il danno procurato c'è e la massima punizione è giusta. Il dubbio, semmai, riguarda l'espulsione dell'estremo difensore bianconero, quasi del tutto 'incolpevole'. La sua uscita non è brillantissima, ma senza la spinta di Danilo con ogni probabilità si sarebbe rivelata innocua.

L'episodio rilancia il solito dilemma sull'interpretazione da adottare in alcuni casi: laddove il rigore già rappresenta una grave punizione per una squadra, l'epulsione rischia di diventare un provvedimento esagerato, potenzialmente devastante per l'evoluzione di una partita. Polemiche che si riproporranno sistematicamente anche quest'anno.

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