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Il tecnico è prontissimo in vista della sua terza stagione sulla panchina rossonera. Sarà un anno speciale, dice, e i tifosi non temano: "Ci faremo apprezzare...".

Terzo anno sulla panchina del Milan per Massimiliano Allegri, l'Anno Zero, come lui stesso lo ha definito, dopo le cessioni eccellenti di Thiago Silva e Ibrahimovic. "E' un anno speciale, diverso dai primi due - spiega - Più stimolante, perché questa è una squadra che vedremo crescere".

Ai tifosi, scettici per l'andamento della campagna acquisti, promette una cosa: "Che ci faremo apprezzare - dice alla Gazzetta dello Sport - E cresceremo. Comincia una sfida affascinante". Una squadra come il Milan, naturalmente, non può non puntare in alto, non c'è cessione che tenga: "Il primo obiettivo è restare fra le prime tre in Italia e quindi riqualificarsi alla Champions. In Europa l'obiettivo è superare il girone, magari arrivare ai quarti".

Gli addii delle stelle, a suo avviso, saranno un carburante speciale: "E' inutile guardarsi indietro. Cambieremo modo di giocare e andremo avanti. Saremo tutti più responsabilizzati". Fermo restando che al 31 di agosto non vedremo il Milan attuale: "Credo che la squadra sarà rinforzata, un paio di giocatori arriveranno...".

Intanto il precampionato sta regalando diversi sorrisi: "La squadra sta lavorando bene, non siamo al top ma non è importante esserlo adesso. Sono soddisfatto dei ragazzi. Del modo di stare in campo, dell'intensità, dei concetti di gioco. L'Olimpia era un avversario di livello medio-basso ma anche al Chelsea campione d'Europa abbiamo concesso poco o niente".

Il prossimo potrebbe essere l'anno del definitivo salto di qualità per Pato: "E' l'anno fondamentale, per lui e per Boateng. Devono cercare la consacrazione definitiva, e avere più responsabilità farà bene a tutti e due".

Certo, senza Ibrahimovic bisognerà per forza cambiare filosofia: "Ibra è un accentratore, ora il gioco sarà distribuito in modo diverso. In ogni caso, penso che i due anni della mia gestione siano stati positivi, a parte l'ultimo mese e mezzo, due mesi". Tante le ragioni di quel crollo: "Abbiamo avuto troppi infortuni, abbiamo perso Thiago. E a livello psicologico abbiamo patito l'eliminazione dalla Champions. Ma questo non vuol dire che avremmo dovuto perdere il campionato".

La Juventus sembra destinata a dominare ancora, ma Allegri non è d'accordo: "L'anno scorso pareva che dovessimo dominare noi, che fosse un duello con l'Inter, e la Juve ha chiuso imbattuta, sicché...". Il prossimo, a suo dire, sarà un campionato "più equilibrato: c'è la Roma, il Napoli ha una buona intelaiatura e avrà il vantaggio di non giocare la Champions, c'è l'Inter di Stramaccioni che sta facendo un buon lavoro dall'anno scorso. Serviranno meno punti per il titolo e ci sarà da lottare per tutti. La Juve è la favorita e ha fatto anche dei buoni acquisti, ma non si sa mai".

Il tecnico rossonero replica ancora a Gattuso, che aveva puntato l'indice contro la presunta anarchia regnante nello spogliatoio: "Le regole non sono mai saltate. In tutti gli spogliatoi ci sono momenti di tensione più o meno alta, ma non è che nell'anno dello scudetto ci dessimo tutti i bacini in bocca. Ci sono caratteri che hanno bisogno di essere lisciati e altri per i quali servono le bastonate".

Finale (con ironia) su Kakà e sull'atteso ritorno: "Dove lo farò giocare, se arriva? Davanti alla difesa, no?".

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