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Il difensore brasiliano invita il Milan a puntare su Pato: "Può essere il trascinatore del nuovo Milan. Lo vedo qui: ha grande fiducia, gran voglia di dimostrare quanto vale".

Il trasferimento di Thiago Silva al PSG non è stato solo uno dei colpi più importanti in assoluto di questo mercato, ma anche un momento destinato in qualche modo a restare nella storia del Milan. La sua cessione, unita a quella di Ibrahimovic, ha segnato infatti il passaggio ad una nuova strategia in casa rossonera.

Il club di via Turati, ha fatto ampiamente capire che, di fronte a certe offerte, anche il club più titolato al mondo deve arrendersi e cedere, in nome del bilancio, i suoi giocatori migliori. Il fuoriclasse brasiliano, in questi giorni è impegnato con la sua Nazionale alle Olimpiadi e, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha ammesso di puntare dritto all'oro.

"Siamo concentrati e fiduciosi: abbiamo come unico obiettivo vincere e entrare nella storia. È l'unico trofeo che ci manca, è anche una manifestazione storicamente difficile per noi. Nemmeno con Ronaldo e Romario siamo riusciti a trionfare. Quattro anni fa, con me, c'era Ronaldinho. Non so se questo Brasile sia più forte, di sicuro è simile. La differenza che trovo è che stavolta la preparazione è stata molto buona: ci siamo allenati per un periodo a Rio e l'altro qui in Inghilterra. Prima di Pechino invece, siamo stati troppo in giro per le amichevoli. E poi, ripeto, vedo il gruppo molto concentrato. E siamo sulla buona strada, con la qualificazione da primi con una giornata d'anticipo".

Il suo trasferimento al PSG è arrivato proprio mentre si stava preparando per Londra 2012: "Avevo detto chiaro a tutti che io volevo restare fino alla fine del mio contratto. C'è stato un gran parlare tra il Paris Saint Germain e il Milan, tra Leonardo e Galliani. Ma i tifosi hanno fatto quell'iniziativa e Berlusconi non ha voluto vendermi, e così ho avuto il rinnovo e io ero felice. Poi le cose sono cambiate di nuovo".

"Mi ha chiamato Leonardo -
racconta - dicendomi che si era riaperta la trattativa, che mi voleva, che erano disposti a fare sacrifici. Io ero un po' confuso, quando mi ha chiamato l'amico Ambrosini gli ho detto che ancora non sapevo. Ma avevo capito che il Milan aveva difficoltà economiche e sarebbe stato molto difficile restare: se non fosse stato per questo sarei ancora lì. Io non sono un mercenario, Milano era la mia casa. D'altronde hanno fatto un grande affare: mi hanno pagato 10 milioni e venduto a 42".

Thiago Silva ha spiegato come i rapporti fossero ottimi con tutti a Milanello e che del gruppo rossonero gli mancheranno tutti: "Tutti, lo dico senza ruffianeria. Andavo d'accordo con tutti. Sono sicuro che sentirò molta nostalgia. Messaggi? Difficile esprimere i sentimenti, proprio perché là ho lasciato tanti amici, dentro e fuori dal campo, come avere un'altra famiglia. Posso augurare loro buona fortuna ma è difficile parlare con serenità ora. Ho avuto tanti momenti importanti lì".

Il difensore brasiliano non è d'accordo con chi dice che adesso quello italiano è un campionato più povero: "No. Il calcio italiano resta comunque un prodotto di successo, che appassiona tutto il mondo. Il Milan è un po' più povero, questo sì. Mancheranno anche i senatori Gattuso, Inzaghi e Seedorf. Il club ha perso molto, è un Milan che dovrà riformarsi. Sarà dura, ma Allegri è un tecnico intelligente e capace, saprà rimediare a tante situazioni".

Il nuovo Milan dovrà ripartire da Pato: "Credo molto in Pato, può essere il trascinatore del nuovo Milan. Lo vedo qui: ha grande fiducia, gran voglia di dimostrare quanto vale davvero. Con noi in ritiro ha lavorato molto bene, fisicamente ora è in forma".

Finita l'Olimpiade, Silva potrà tuffarsi a capofitto nella nuova avventura parigina: "Mi hanno parlato tutti bene di Ancelotti. Con lui e Ibra sembrerà di avere un po' di Milan con me. Il Psg sta allestendo una squadra fortissima, vediamo se riusciamo a vincere qualcosa subito e andare il più avanti possibile in Champions. A proposito, sarei davvero felice di incrociare i miei ex compagni. E magari batterli".

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