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Pioli, parlando in esclusiva al 'Corriere dello Sport', ha affrontato vari temi. Dal suo Bologna alla nazionale, passando per Conte, Zeman ed Allegri.

E'un Pioli a 360 gradi quello che ha parlato, in esclusiva, ai taccuini del'Corriere dello Sport'. Ecco cosa ha detto il mister del Bologna a proposito della sua stagione: "Per la voglia di allenare che ho addosso mi sento appartenente alla schiera dei giovani, ma in realtà faccio parte della categoria di mezzo: nè emergente, ma neppure big.

Se la società ad inizio anno ti pone davanti a certe aspettative, e tu le soddisfi in pieno, puoi essere consapevole di aver fatto un buon lavoro. E'qualcosa che avevo provato anche al Grosseto, in serie B, ed al Sassuolo la prima volta che lottammo per i play off. Certo, forse quest'anno siamo andati oltre ogni aspettativa
".

Qualche parola sulle innovazioni tattiche viste quest'anno in serie A: "Principalmente abbiamo assistito al verificarsi di due eventi abbastanzi nuovi per il nostro campionato: l'elasticità di Conte ed il progetto di Luis Enrique. L'allenatore della Juventus era considerato un profeta del 4-4-2, e difatti attorno a questo modulo era partita la sua avventura bianconera. Presto però si è adattato alle varia situazioni, passando a tattiche come 4-3-3 e 3-5-2.

Si vedeva Conte come un integralista tattico, ed invece ha dimostrato grande elasticità. E in tutto questo, ha vinto lo scudetto. Il futuro deve partire da qui. Luis Enrique invece ha portato grande freschezza con le sue idee, basate tutte sulla fase offensiva. Il possesso palla, i terzini alti, sono stati elementi innovativi. Di lui ci si ricorderà a lungo, vuoi o non vuoi ha lasciato il segno
".

Quando gli viene chiesto un paragone del Pioli calciatore con uno dei ragazzi dell'attuale Bologna, la risposta è immediata: "Io ero un difensore che amava impostare l'azione. Mi piaceva gestire la palla e giocarla, senza mai buttarla via. Per caratteristiche tecniche, dovendo fare un nome dico senza dubbio Andrea Raggi. Ha i piedi di marmo? Non è vero, ha dei piedi molto più dolci di quello che si crede".

Il discorso si è spostato poi su Diamanti e sulla nazionale: "Diamanti la convocazione al raduno pre Europeo se l'è guadagnata sul campo, con i suoi mezzi e con l'aiuto dei compagni. Per quel che avevo sentito, mi ero fatto un'opinione di Alessandro che, col senno di poi, si è rivelata sbagliata.

Pensavo fosse uno svogliato, e invece... L'Italia di Prandelli può fare bene. Molto dipenderà dalle lune dell'attacco. Il materiale umano per fare bene c'è, come pure ci sono le idee di Cesare. Bisogna arrivare in semifinale. Una volta lì, il calcio ci insegna che tutto può accadere
".

Non poteva certo mancare la domanda sul protagonista di questi giorni, Zeman: "Il ritorno di Zeman in serie A è una grande notizia. E'un vero maestro di calcio e da lui si può solo imparare. Tutti gli allenatori dovrebbero studiarne il gioco d'attacco, fermo restando che il boemo quest'anno ha curato maggiormente anche la fase difensiva".

Tornando al campionato appena terminato, l'allenatore del Bologna si è soffermato sui migliori giovani della stagione: "Destro è straordinario, mi ricorda Vieri. E'una punta completa, dotata di ciò che ogni grande attaccante deve possedere: fisicità, tecnica e fiuto del goal. Un altro grande prospetto è il nostro Taider. Pur essendo del'92 è già molto maturo e sa stare in campo come un veterano. Alla sua età non sono molti i ragazzi capaci di ciò".

E' tempo di pensare anche al futuro: "Certo, perdere ragazzi come Mudingayi, Raggi e Di Vaio è una cosa di non poco conto. Spiace perchè sono stati elementi validissimi, ma non ho preoccupazioni perchè la società farà un buon lavoro per sostituirli. Quello che conta è spendere con lungimiranza, perchè le recenti esperienze di squadre come Genoa, Fiorentina e Palermo, ci insegnano che investire tanto denare non sempre è produttivo".

In chiusura, una battuta sul rapporto con i colleghi: "Parlare di amicizia con i colleghi è eccessivo. C'è rispetto, stima reciproca, ma gli amici sono altra cosa. Sicuramente ci sono quelli con cui mi saluto più cordialmente. Penso a Colomba, Donadoni, Allegri, Prandelli. Di quelli antipatici non parlo".

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