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Il 10 maggio 1987 l'ex presidente era al timone del club: "Diego portò talento e autorevolezza, è il migliore. Il Pocho è lo scugnizzo del Terzo Millennio, avrei voluto lui".

Venticinque anni e non sentirli. Quel 10 maggio 1987 sembra lontanissimo, eppure per tutta Napoli è dietro l'angolo. Così come lo è per l'artefice di quel miracolo che consentì a un'intera città di festeggiare il primo scudetto, ovvero Corrado Ferlaino. L'ex patron degli azzurri, dalle colonne del 'Corriere dello Sport', si lascia andare ad un 'amarcord' d'altri tempi.

"Resta l'orgoglio di aver abbattuto un tabù, di essere riuscito finalmente a rimuovere un'ossessione - dice Ferlaino - Noi il titolo lo avevamo sfiorato altre volte e io, fino a quando l'arbitro non ha fischiato la fine della partita con la Fiorentina, tremavo dalla paura".

Un successo che porta la firma speciale di un protagonista assoluto: "Con Maradona divenne tutto più semplice - ammette l'ex patron - Eravamo stati in corsa in altre circostanze, ma ci era mancata la maturità, la mentalità, forse la sicurezza. Diego porto con sé non solo il suo ineguagliabile talento, ma una autorevolezza che rimosse gli choc precedenti. Lui ci trasformò, trasmise ai compagni la sua capacità di dominare gli eventi".

Un'icona del calcio mondiale, per Napoli probabilmente molto di più: "Il genio ribelle, ma il più bravo per l'eternità - afferma Ferlaino - Fu un colpo strepitoso, tredici miliardi e mezzo di lire per il numero 1. Come se oggi il Napoli comprasse Messi, che è indiscutibilmente il più bravo ma che non è assolutamente Maradona".

Quello dell'87 fu l'inizio di un momento d'oro per la storia azzurra: "Mi guarderò allo specchio, un po' compiaciuto per quello che abbiamo vinto, perché poi venne un altro scudetto, la coppa Uefa, la coppa Italia e la supercoppa italiana". Ma quel secondo posto nel 1988 proprio non va giù: "Penso che quella fosse la squadra più forte, in assoluto. E poi perdere non m'è mai piaciuto".

Una favola finita, in un mare di alti e bassi, nel 2004 quando già l'ingegnere aveva deciso di farsi da parte: "Con me non sarebbe mai accaduto, ma io non avevo più le risorse fisiche ed era mutato il quadro generale. I soldi, durante la belle epoque, riuscivo a trovarli in un modo o nell'altro; poi si esaurì la vena, non potevo continuare a bussare alle banche".

Una cosa è certa: nonostante i trionfi l'ex presidente non tornerebbe indietro: "Da quando sono fuori, non ho mai più messo piede al san Paolo. Ora posso starmene un po' a letto, la domenica e al mattino posso divagare. Adesso vivo le partite con meno tensione ma il secondo tempo continuo a non vederlo. Come negli anni '80, durante la ripresa me ne vado in giro in macchina".

Infine, Ferlaino non ha alcun dubbio: "Chi avrei voluto del Napoli attuale nella squadra dello scudetto? Ce ne sono di bravi, ma proprio perché ci vuole anche leggerezza allora mi sbilancio: non c'è dubbio, Lavezzi. E' lo scugnizzo del Terzo Millennio".

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