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Il portiere della Lazio vede avvicinarsi lo scontro con la sua ex squadra e col suo vecchio presidente. Operazione riscatto certa "Vinciamo noi!".

Una splendida favola quella del portiere 28enne Federico Marchetti, bella almeno sino a qualche stagione fa. Stagione 2009-10, a Cagliari è alla seconda stagione dopo che lo stesso club aveva deciso di prenderlo dall'Albinoleffe. 33 presenze e 48 gol subiti alla sua seconda annata con la maglia rossoblu. Alla fine arriva il premio, che vuol dire convocazione da parte del ct azzurro Marcello Lippi per andare ai Mondiali in Sudafrica.

Una parentesi sfortunata dal punto di vista azzurro ma fortunata per lui. Buffon si fa male nella partita inaugurale contro il Paraguay e il portiere originario di Bassano Del Grappa, oltre a disputare il secondo tempo della partita contro i paraguaiani, gioca anche le successive contro Nuova Zelanda e Slovacchia. Alla fine epilogo amarissimo con due pareggi e un ko, gli azzurri campioni del Mondo in carica escono senza neppure aver superato il girone.

Tornato a Cagliari, il suo mercato riceve una grande impennata, ma non abbastanza per far sì che possa salutare la Sardegna. "Ho sperato di andare alla Sampdoria", queste dichiarazioni alla fine del mercato estivo 2012 fanno infuriare il presidente degli isolani Massimo Cellino che lo mette fuori rosa. Marchetti passa da portiere del momento a terzo portiere del Cagliari, naturale che perda anche la Nazionale.

Lui continua ad allenarsi in palestra per non perdere la forma e tornare in campo quanto prima, ma nella stagione 2010-11 di fatto il suo nome non entrerà mai nei tabellini dei match ufficiali in Serie A. Durante l'ultimo mercato estivo lo acquista la Lazio, e qui Marchetti, nonostante l'inizio non sia stato dei migliori, rinasce. Tra due giorni allo Stadio Olimpico di Roma arriva proprio il Cagliari, per lui una partita specialissima e da vincere o almeno come dice lui: "Ho ricordi sia negativi che positivi, è chiaro, ma non ho affatto il dente avvelenato. Ci proveremo a vincere, a noi la vittoria serve come il pane".

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