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La Serie A si conferma durissima per gli allenatori, e aggiungendo la B, sono 70 le facce che finora hanno trovato spazio in panchina. Cellino scatenato, Zamparini segue a ruota.

'La società ringrazia l'allenatore per il lavoro svolto e gli augura ogni successo'. Non sempre la formuletta magica è questa, ma poco ci manca. E quante volte l'abbiamo letta (o sentita) in questa stagione? Tante, forse troppe volte. Anzi, decisamente troppe. Poveri allenatori, vittime spesso incolpevoli delle lune storte dei presidenti. E di vulcani pronti ad esplodere noi ne abbiamo, soprattutto a Cagliari e Palermo.

Finora, tra A e B, sono state ben 70 le facce viste tra esoneri definitivi e ritorni di fiamma. E' il caso di Massimo Ficcadenti, cacciato da Cellino a Cagliari quando l'andamento della squadra non era per nulla pessimo, ed ora richiamato per sostituire il suo sostituto, Ballardini. Meglio pagare 2 stipendi piuttosto che accollarsene un terzo...

Ma si era capito sin dall'estate che la stagione sarebbe stata dura. Via Pioli da Palermo (non poteva mancare Zamparini, una star in questo settore) e Donadoni da Cagliari (ancora Cellino il giustiziere). E nel bel mezzo della stagione? Tanti gli avvicendamenti, quasi mai risolutivi, come nel caso di Fiorentina e Genoa, Palermo e Novara. Per non parlare del Cesena.

A Firenze, Delio Rossi sta facendo addirittura peggio di quanto fatto da Sinisa Mihajlovic. La media punti per il tecnico romagnolo è impietosa: 1,17 a partita contro 1,2 del serbo. Discorso simile per la staffetta genovese Malesani-Marino. Andiamo pur avanti così, ben venga l'esonero, bisogna o no muovere l'economia?

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