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Il portiere francese è da ben quindici anni in Italia: "E’ stato un percorso lungo, le 400 presenze sono un traguardo importante e devo dire grazie a diverse squadre"

Sarà una domenica speciale quella di Sebastien Frey, che a Lecce taglierà il traguardo delle 400 presenze in Serie A. Un risultato prestigioso per il portiere francese del Genoa, da quindici anni in Italia e costantemente uno dei migliori estremi difensori del nostro campionato.

“E’ stato un percorso lungo, un traguardo importante e devo dire grazie a diverse squadre - ha spiegato Seba in conferenza stampa - A partire dall’Inter, la società che mi ha portato in Italia. All’Hellas dove vissi una breve parentesi, ma conservo stima e affetto. Al Parma dove ho trascorso quattro anni bellissimi, vincendo la Coppa Italia. E a Firenze dove tra alti e bassi, compresi due infortuni alle ginocchia, ho toccato con mano la Champions League. Ora, il Genoa. A cui tengo tanto e con cui voglio raggiungere obiettivi prestigiosi”.

Il Grifone non sta attraversando un periodo fortunato ma Frey non riesce a capire quale sia la natura dei problemi rossoblù: “Dobbiamo raggiungere in fretta i punti salvezza, poi penseremo al futuro. Pure un punto sarebbe un segnale a livello mentale, come è stato fondamentale quello con il Parma. Non riesco a spiegarmi il motivo per cui prendiamo tanti gol, non sono lo specchio dell’impegno e delle potenzialità della squadra.

Forse dobbiamo provare a comunicare di più. Di certo siamo stati un po’ sfortunati, nel senso che tra infortuni e squalifiche, mai siamo riusciti a schierare la stessa formazione o avere il gruppo completo a disposizione. Lavoriamo pesantemente per eliminare lacune e limiti. Non solo deluso, ma arrabbiato. Vedendo quale sia l’impegno, valutando la straordinarietà dei compagni, il loro grado di professionalità”.


Nonostante la carta d'identità dica 33 anni, Seba è ancora motivatissimo: “Al campo ci arrivo con il sorriso. Merito di un preparatore come Spinelli, con cui ho stabilito subito un gran feeling, è diventato un amico e questo aspetto è quasi predominante, voglio dire quello della tranquillità, quando ormai sotto il profilo tecnico e tattico il bagaglio è piuttosto completo.

Una volta alla settimana, facciamo una cena soltanto tra portieri. Con Lupatelli e Scarpi, siamo una bella banda”.

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