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Il portiere rossonero è stato decisivo a Udine: "La Nazionale? Ci sono stato 5 anni, sarebbe bello andare agli Europei. Se giochi con continuità, le qualità emergono...".

Tra i protagonisti che il giorno dopo si godono più di tutti la vittoria 'scaccia-crisetta' del Milan in rimonta a Udine, oltre alla 'strana coppia' del goal Maxi Lopez-El Shaarawy, c'è anche Marco Amelia, davvero strepitoso nell'impedire ai friulani il raddoppio che avrebbe chiuso la partita.

Ora Massimiliano Allegri si trova davanti anche tra i pali - come per l'attacco - a un bel bivio: cavalcare il momento di forma del portiere ex Palermo e Genoa o restituire i guantoni al titolare Abbiati, che ha pienamente recuperato dagli acciacchi? Amelia è pronto ad accettare serenamente la decisione del tecnico, però chiarisce un concetto: "Chi gioca mercoledì contro l'Arsenal tra me e Abbiati? E' una scelta che deve fare il mister, quando ho firmato per il Milan mi sono messo a disposizione dell'allenatore. Certamente sono contento, perchè quando cominci a giocare con continuità riesci a esprimere anche le tue qualità...".

Al punto che ora l'estremo campione del mondo a Berlino ha rifatto un pensiero all'azzurro: "Sarebbe bello andare agli Europei, ho fatto cinque anni in Nazionale e mi sono tolto grosse soddisfazioni. Da qui a maggio non so che cosa succederà". Sirigu e De Sanctis ovviamente sperano che non succeda assolutamente niente...

Quanto al baby Faraone, ormai definitivamente in rampa di lancio dopo le cautele con cui lo ha impiegato Allegri nella prima parte di stagione, c'è chi già spende paragoni importanti: "Per definire le doti di El Shaarawy, il suo allenatore ha detto che ha 'il goal nel sangue' - scrive Alberto Polverosi sul 'Corriere dello Sport' - Giudizio sintetito ed efficace. El Shaarawy ha un senso del goal che alla sua età (vent'anni a ottobre) non è comune. Vede e sente la porta come un attaccante da area di rigore (basta ricordare il goal del 2-1 di Udine, col taglio dal secondo al primo palo), eppure non è quella la sua caratteristica migliore. E' il primo scatto e soprattutto il secondo, o meglio, lo scatto nell'accelerazione, col perfetto controllo del pallone.

Se possiamo scomodare qualche grande attaccante del recente passato milanista, si può dire che El Shaarawy ha doti che ricordano Inzaghi (il goal nel sangue, come ha detto Allegri), Shevchenko (lo scatto con la palla al piede) e Kakà (la progressione, il secondo scatto col dribbling incorporato). E' chiaro che per arrivare anche solo alla metà del valore di questi tre fenomeni, il giovanotto deve crescere e tanto, ma la strada è quella che porta a immaginarne un futuro da campione...
".

E sulla 'Gazzetta dello Sport', Luigi Garlando si porta avanti di un paio d'anni: "Noi già pregustiamo la suggestione della coppia azzurra Balotelli-El Shaarawy, che potrebbe spianarci la strada per il Mondiale brasiliano. Due ragazzi figli della nuova Italia, con lo stesso talento in tasca".

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