L’esperienza all’Inter? Ecco tutta la verità di Gasperini: “Mi dissero che Eto’o sarebbe rimasto, volevo lui con Palacio e Milito, ma…”

L'ex tecnico nerazzurro torna a parlare della sua esperienza all'Inter: "Hanno scaricato le colpe su di me, Morati voleva Balotelli".
E' stato considerato da molti il principale artefice dell'inizio di stagione disastroso dell'Inter e, il suo esonero dopo appena cinque partite sulla panchina nerazzurra lasciano capire come in corso Vittorio Emanuele la scelta di puntare su di lui sia stata presto considerata un errore.

Gian Piero Gasperini, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, è tornato a parlare della sua brevissima esperienza alla guida dell'Inter e della notte di Novara, quella che portò al suo allontanamento: "Il momento più brutto di tutta la mia carriera. Ma ormai a quel punto era già tutto deciso. C'era attorno a noi un clima assurdo. Nei giocatori era subentrata la rassegnazione. Sbagliammo tutto".

Gasp spiega quali erano i piani dell'Inter: "Moratti mi spiegò che per il fair-play finanziario un pezzo grosso doveva partire, ma che Eto'o sarebbe rimasto. L'obiettivo era quello di rigenerare un gruppo che aveva dato segni di fatica e incominciare a preparare il ricambio. Bene. A me bastavano Palacio, un centrocampista e un difensore, visti gli infortuni nel reparto. Quale centrocampista? Si pensava a Vidal, a me piaceva anche Nainggolan che però non veniva ritenuto da Inter. Come Criscito, per non dire di Palacio che si poteva prendere. Cercavano Sanchez, Lavezzi, Tevez, molto meno abbordabili. Io col tridente Palacio, Milito ed Eto'o ero pronto a sfidare il mondo. Fui accontentato almeno con Thiago Motta, cui l'Inter aveva chiesto di trovarsi una squadra e con Milito, che rifiutò una grande proposta. Bastava poco: due-tre giocatori, non i nove che ha poi comprato l'Inter. Alla faccia del fair-play. Questo è il grande rimpianto. Bastava davvero poco per fare bene".

Alla fine il pezzo grosso che partì fu Eto'o mentre venne deciso di tenere Sneijder: "Le difficoltà del mercato fecero partire Eto'o. Arrivarono Forlan e Zarate, molto diversi da Palacio. All'ultimo. Ma una grande squadra dev'essere definita a inizio raduno per lavorare insieme. A luglio allenai metà squadra, gli altri erano in coppa America. Ad agosto, partiti i nazionali, l'altra metà. Il gruppo intero l'ho allenato tre giorni prima del campionato, senza il necessario rodaggio".

Allora a far discutere molto era la sua difesa a tre, Moratti chiese pubblicamente di passare a quella a quattro: "Io ero convinto di avere giocatori forti che dovevano solo diventare più squadra. Motivandoli con un gioco diverso, avrebbero trovato nuovi stimoli. Resto convinto: l'Inter ha giocatori forti, può ancora vincere lo scudetto. All'Inter sono convinti del contrario: di avere giocatori logori che formano però una grande squadra, se giocano come hanno sempre fatto. Ma allora perché chiamare me? Lo sapevano come gioco. Io non mi sono proposto. Sono stato scelto. Senza l'eresia della difesa a tre, tutto era perdonabile".

Per la partita con la Roma, Moratti chiese l'utilizzo di Pazzini: "Pazzini è un grande realizzatore, ma per me era fondamentale recuperare il miglior Milito. Non capivo tanta diffidenza per un giocatore così determinante nei trionfi dell'Inter. Con la Roma non giocammo male. Fantastico Sneijder, solo sfortunato in zona gol. Wesley può fare tutto, è un giocatore completo. Deve rivedere solo certi comportamenti. Più della Roma rischiammo di vincere, ma si parlò di Pazzini e del modulo".

L'ex tecnico nerazzurro spiega cosa non ha funzionato realmente: "Il problema vero è che non ci siamo trovati con la società, né sulle idee di gioco, né sulla valutazione di alcuni singoli. Io ero disposto a dare spazio ai giovani Coutinho e Castaignos, ma allora perché Zarate e Forlan che li chiudono?".

Moratti provò a prendere Balotelli: "A Dublino Moratti mi parlò della possibilità di riprendere Mario. Forse aveva parlato con Mancini. Mi spiegò però che eravamo i soli all'Inter a volerlo. Presidente e allenatore: pensavo bastasse".

Gasperini spiega cosa l'ha ferito di più un questa vicenda: "Quando si riferiscono solo a me parlando dell'inizio stentato dell'Inter. Ma io ho fatto tre partite, mentre l'Inter è stata 15ª-16ª per mesi. Quando sono stato esonerato, il Milan aveva solo un punto un più. E poi il fatto che abbiano scaricato tutti i problemi sui miei presunti dogmi tattici. Ora sento dire che questa Inter non regge due punte e trequartista. Lo dicevo in agosto".