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Marino ha trovato la quadratura del cerchio riguardo la fase offensiva: due punte complementari, più due elementi di qualità e sostanza come Sculli e Jankovic.

Chi s’aspettava gli acuti dei tre tenori azzurri è rimasto – almeno in parte – deluso, ma il pubblico del Ferraris ha comunque potuto godere di un intenso… concerto da camera, interpretato da un quartetto d’archi d’eccezione: Sculli, che con la sua infinita generosità a servizio della squadra è un violoncellista perfetto, Jankovic, che abbina quantità e qualità come ogni violista che si rispetti, e poi loro, i due violinisti, celebrati dal pubblico genoano (e nella città natale di Paganini di violinisti se ne intendono): Rodrigo Palacio e Alberto Gilardino, che duettano con una facilità sorprendente e, soprattutto, beneaugurante per le prossime uscite della squadra.

COSA VA – Marino ha trovato la quadratura del cerchio riguardo la fase offensiva: due punte complementari, che spesso si cambiano di posizione – Gilardino e Palacio – due elementi di qualità e sostanza come Sculli e Jankovic a presidiare le fasce e, in mezzo al campo, due mediani a dare equilibrio alla manovra e a tamponare sulle iniziative avversarie (Biondini e il ritrovato Kucka). Col ritorno di Veloso, in convalescenza ancora per qualche giorno, potrebbero esserci delle piccole variazioni ma al momento il 4-2-4 (4-4-2 in fase difensiva) funziona e diverte.

COSA NON VA – La fase difensiva è ancora troppo traballante. Contro un Napoli in giornata negativa i rossoblu hanno subito due gol, di cui almeno uno evitabilissimo, in un minuto e mezzo di black out totale che poteva costare carissimo: non è bastato il pur positivo rientro di Kaladze per esorcizzare la tendenza alle “sbandate” difensive. In questo senso sono da registrare soprattutto i sincronismi tra i terzini e i due centrali, che paiono spesso non intendersi a dovere.

TOP&FLOP – Palacio vince la palma di migliore in campo in una gara ben giocata da tutta la squadra. L’argentino ha segnato un gol da cineteca, raddoppiando il suo score nella ripresa grazie a un’imbeccata perfetta di Gilardino; nel mezzo, tanto movimento e un dialogo continuo con l’ex fiorentino, oltre a un prodigioso recupero di palla su Cannavaro dal quale per poco non scaturiva il 3-0 già nel primo tempo. Meno bene dei compagni Mesto, che col nuovo modulo sembra un po’ in difficoltà nel ruolo di terzino. L’esterno pugliese ha fiato e generosità da vendere, ma palesa qualche amnesia di troppo nelle chiusure difensive e non è esente da colpe in occasione della rete di Cavani.   

CONSIGLI PER IL MISTER – Trovata la quadra in casa, bisogna ora confermarsi in trasferta: ultimo successo a Siena a metà dicembre, seguito da una serie di sconfitte dal passivo imbarazzante; nella gara di mercoledì a Bergamo, campo tradizionalmente ostico, servirà un Genoa aggressivo e  battagliero. Si può confermare il modulo ammazza-Napoli, ma è possibile puntare anche su un più prudente 4-4-2, almeno in partenza, con Birsa o Rossi (se recupera) al posto di uno tra Sculli e Jankovic sugli esterni.

IL FUTURO – In casa Genoa si temeva molto il ciclo di tre partite con Udinese, Palermo e Napoli conclusosi ieri. Il tabellino globale è positivo, con sei punti incamerati e una confidenza della squadra con i nuovi schemi che cresce sempre più. In questo senso assume un valore specifico particolare la prossima sfida contro l’Atalanta: un risultato positivo darebbe ulteriore fiducia alla squadra, e consentirebbe di cullare legittimamente il sogno di una rimonta di posizioni in classifica nelle prossime settimane.

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