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Il Punto sul Cagliari - Luci ROSSOBLU' a San Siro
Cagliari da applausi, nonostante la sconfitta.
Sconfitto, ma con l'onore delle armi. Al Cagliari non e' riuscita l'impresa di fermare il lanciatissimo Milan, ma quantomeno ci e' andato vicino. Magra, magrissima consolazione, quella di aver messo alle corde i rossoneri nel proprio feudo sino alla fine. Non basta nemmeno l'aver offerto una prestazione a tratti spettacolare, la gara quasi perfetta, per edulcorare una pillola che alla fine dei conti e' pur sempre amara. Si, perche' servono a poco gli applausi e i complimenti dell'avversario se stringi stringi, si torna casa con zero punti.
Rimane “solo” la prestazione evidenziata dai numeri di una gara come se ne vedono poche ultimamente, con Dida a ergersi a protagonista, che la dice tutta su come siano andate le cose e accrescono i rimpianti, pur nella consapevolezza di essere sulla strada giusta, quella dei quattro successi in serie, che una pur onorabile sconfitta a S. Siro non puo' di fatto mettere in discussione. Anzi, partite come queste servono ad aumentare di gran lunga una autostima e una fiducia nei propri mezzi gia' a livelli altissimi, che non devono basarsi solo sui risultati, ma evidentemente su cio' che realmente si vede in campo. E il campo ha dato il suo verdetto (al di la' dell'amaro epilogo) che puo' solo far sorridere e ben sperare per il futuro prossimo.
Se si cercava una controprova agli eccezionali risultati ottenuti sin qui con squadre piu' o meno alla portata, la si e' avuta pure al cospetto dei pluridecorati campioni rossoneri e magari la si potra' avere anche a distanza di una settimana con un'altra delle bestie (bianco) nere (dall'anno scorso un po' meno, a dire il vero) che potranno dirci un po' di piu' sul futuro di questo Cagliari da applausi al di la' di tutto. Perche' da applausi e' stato lo splendido uno-due di Matri e Lazzari che ha portato al momentaneo vantaggio rossoblu' nel primo tempo, con l'avversario annicchilito da cotanto strapotere che solo grazie al solito guizzo del campione riesce a ribaltare il risultato nel giro di pochi minuti. Ma e' piaciuta pure la capacita' di non mollare e di non arrendersi all'inevitabile, nonostante il doppio svantaggio, fino alla rete del solito Nene' cui bastano giusto quei cinque minuti scarsi per acorciare le distanze e tenere sulla corda un risultato (e un Milan) salvato dai suoi campioni e da qualche disattenzione dell'arbitro, puntualissimo nel sanzionare il fallo su Borriello, piu' generoso invece nel sorvolare su almeno due episodi molto sospetti in area rossonera, passati sistematicamente (e troppo velocemente) in cavalleria.
Ma al di la' degli episodi, la differenza l'hanno fatta i campioni e il peso specifico di una squadra non a caso tra le migliori d'Europa (nonostante gli scadenti risultati di avvio di stagione) che in una partita come quella di ieri ha dimostrato tutte le prerogative della grande squadra. Tradotto: tanta concretezza e un paio di colpi del camipone (vedi Ronaldinho e Pato) che compensano pure alle magagne difensive da matita rossa e consentono di portare in dote tre punti con quattro tiri in porta. E pazienza se Marchetti e' stato chiamato in causa in una sola occasione, se invece il suo collega brasiliano dall'altra parte del campo sia dovuto ricorrere agli straordinari in piu' di un'occasione.
Tanto basta ad aumentare le recriminazioni, che pero' non devono far passare in secondo piano la bonta' della prestazione rossoblu' l'ennesima di una prima parte di stagione sorprendente, che ha messo in luce il solito gioco propositivo orientato all'offendere sempre e comunque (non e' un caso che in tredici giornate il Cagliari abbia pareggiato solo una volta a Livorno alla prima di campionato) al di la' dell'avversario di turno e al di la' dell'evolversi della gara, cercando il risultato ad ogni costo e fino all'ultimo. Segnali importanti da squadra concreta e matura che avrebbe potuto trovare un piu' equo premio anche nella trasferta meneghina, ma che non toglie niente alla ennesima prova eccellente di Lazzari e Matri, di Jeda e Conti, che fanno passare in secondo piano pure le (fisiologiche) nefandezze di una retroguardia, a tratti inerme di fronte all'onda d'urto dell'attacco rossonero, dopo tre giornate di imbattibilita'.
Poco importa, le luci rossoblu' a S. Siro hanno brillato ugualmente.
Alessandro Zucca
Rimane “solo” la prestazione evidenziata dai numeri di una gara come se ne vedono poche ultimamente, con Dida a ergersi a protagonista, che la dice tutta su come siano andate le cose e accrescono i rimpianti, pur nella consapevolezza di essere sulla strada giusta, quella dei quattro successi in serie, che una pur onorabile sconfitta a S. Siro non puo' di fatto mettere in discussione. Anzi, partite come queste servono ad aumentare di gran lunga una autostima e una fiducia nei propri mezzi gia' a livelli altissimi, che non devono basarsi solo sui risultati, ma evidentemente su cio' che realmente si vede in campo. E il campo ha dato il suo verdetto (al di la' dell'amaro epilogo) che puo' solo far sorridere e ben sperare per il futuro prossimo.
Se si cercava una controprova agli eccezionali risultati ottenuti sin qui con squadre piu' o meno alla portata, la si e' avuta pure al cospetto dei pluridecorati campioni rossoneri e magari la si potra' avere anche a distanza di una settimana con un'altra delle bestie (bianco) nere (dall'anno scorso un po' meno, a dire il vero) che potranno dirci un po' di piu' sul futuro di questo Cagliari da applausi al di la' di tutto. Perche' da applausi e' stato lo splendido uno-due di Matri e Lazzari che ha portato al momentaneo vantaggio rossoblu' nel primo tempo, con l'avversario annicchilito da cotanto strapotere che solo grazie al solito guizzo del campione riesce a ribaltare il risultato nel giro di pochi minuti. Ma e' piaciuta pure la capacita' di non mollare e di non arrendersi all'inevitabile, nonostante il doppio svantaggio, fino alla rete del solito Nene' cui bastano giusto quei cinque minuti scarsi per acorciare le distanze e tenere sulla corda un risultato (e un Milan) salvato dai suoi campioni e da qualche disattenzione dell'arbitro, puntualissimo nel sanzionare il fallo su Borriello, piu' generoso invece nel sorvolare su almeno due episodi molto sospetti in area rossonera, passati sistematicamente (e troppo velocemente) in cavalleria.
Ma al di la' degli episodi, la differenza l'hanno fatta i campioni e il peso specifico di una squadra non a caso tra le migliori d'Europa (nonostante gli scadenti risultati di avvio di stagione) che in una partita come quella di ieri ha dimostrato tutte le prerogative della grande squadra. Tradotto: tanta concretezza e un paio di colpi del camipone (vedi Ronaldinho e Pato) che compensano pure alle magagne difensive da matita rossa e consentono di portare in dote tre punti con quattro tiri in porta. E pazienza se Marchetti e' stato chiamato in causa in una sola occasione, se invece il suo collega brasiliano dall'altra parte del campo sia dovuto ricorrere agli straordinari in piu' di un'occasione.
Tanto basta ad aumentare le recriminazioni, che pero' non devono far passare in secondo piano la bonta' della prestazione rossoblu' l'ennesima di una prima parte di stagione sorprendente, che ha messo in luce il solito gioco propositivo orientato all'offendere sempre e comunque (non e' un caso che in tredici giornate il Cagliari abbia pareggiato solo una volta a Livorno alla prima di campionato) al di la' dell'avversario di turno e al di la' dell'evolversi della gara, cercando il risultato ad ogni costo e fino all'ultimo. Segnali importanti da squadra concreta e matura che avrebbe potuto trovare un piu' equo premio anche nella trasferta meneghina, ma che non toglie niente alla ennesima prova eccellente di Lazzari e Matri, di Jeda e Conti, che fanno passare in secondo piano pure le (fisiologiche) nefandezze di una retroguardia, a tratti inerme di fronte all'onda d'urto dell'attacco rossonero, dopo tre giornate di imbattibilita'.
Poco importa, le luci rossoblu' a S. Siro hanno brillato ugualmente.
Alessandro Zucca
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