Moggi non vuole il processo "corto"! Perchè? Lo dice lui: "Devo capire ancora che reato ho commesso"

L'ex-direttore sportivo bianconero parla della sua vicenda giudiziaria.

Luciano Moggi (Grazia Neri)
In questi giorni si parla moltissimo del decreto che dovrebbe tagliare i tempi di durata dei processi. Un argomento che, almeno teoricamente, non dovrebbe riguardare il mondo del calcio, ma che invece cosi’ non e’. Un esempio e’ il processo di Calciopoli che, tra gli altri vede coinvolto anche Luciano Moggi, che alcuni hanno accusato di essere favorito da questa nuova legge: “E’ assurdo: ho letto gli articoli apparsi su qualche giornale. Su Repubblica che combatte la sua battaglia politica pare che facciano il ddl per salvare me. Ma io sono contrario a questa legge, io non la voglio per me. Anche se chi scrive do­vrebbe ricordarsi bene che imputati al processo siamo in tanti e che io, qui, ri­badisco quella che è la mia posizione personale”.

Come si legge su TuttoSport, Moggi e’ assolutamente contrario ad accorciare i tempi del processo: “No che non lo voglio. Con Calciopoli, pensatela come volete, mi è stato fatto un danno grande e io voglio un processo vero, grande il giusto, che duri quanto deve durare perché io voglio capire: vo­glio capire, ancora oggi, quale legge ho violato, che delitto ho commesso. Il mio processo deve essere completo – poi ha aggiunto – in questa battaglia politica io non c’entro e non ci voglio entrare. E non ci deve entrare il mio processo: capi­sco Repubblica che grida allo scandalo usando Calciopoli, il calcio in Italia atti­ra l’attenzione, ma io non ci sto ad esse­re utilizzato: dunque dichiaro ufficial­mente, e lo farò anche in udienza, che io il processo breve non lo voglio. Io voglio il processo lungo. E non sono io a striz­zare l’occhio alla prescrizione, anzi… Vo­glio sapere cosa ho fatto io, voglio capire cosa hanno fatto invece certi signori chiamati a testimoniare e che magari potrebbero stare sul banco degli imputa­ti... Hanno voluto il processo, bene ora fate­lo. E’ Luciano Moggi che ve lo chiede a nome di se stesso. Perché quel processo è zero, ha un risvolto penale che non esi­ste. E se anche ce l’avesse, quel risvolto, non sarebbe di colore bianconero, non sa­rebbe juventino”.

In conclusione Moggi commenta le parole dell’ex assistene Babini che nell’ultima udienza parlava di penetrazione negli spogliatoi: “A fine gara i dirigenti entravano, tutti. Tra primo e secondo tempo l’ha fatto uno che ha preso tre mesi di squalifica. Ba­bini voleva la Juve, la voleva fortissima­mente arbitrare, ma si è inorgoglito ri­pensando al bel rapporto che aveva con Meani al quale faceva buoni report sui colleghi assistenti. Meani era un diri­gente del Milan, allora”.

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