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Il Team Manager Boaglio: «Juve, lo stesso spirito del gruppo Lippi»
«La disponibilità al sacrificio dei campioni è fondamentale per tornare a vincere».
Daniele Boaglio, a distanza di 10 anni rieccola alla Juventus. C’è un motivo in particolare? «Semplicemente i dirigenti mi hanno chiamato. E alla Juventus è impossibile dire di no. Parliamo di una delle società più organizzate del mondo».
A proposito della società. In dieci anni sono cambiate tante cose. Ha notato delle differenze? «Beh, prima la Juve era una grande famiglia, un ambiente più piccolo dove ci conoscevamo tutti. Adesso è quotata in Borsa, è un’azienda grande, molto più numerosa a livello di personale. Quindi, magari, non conosco proprio tutti».
Lei ha vissuto la prima era Lippi, un periodo ricco di trionfi. In questa prima parte di ritiro ha notato delle somiglianze tra questa Juventus e quella del passato? «Il fatto che ci siano Ferrara, passato in panchina, e Del Piero, ancora in campo, è già un segnale di continuità. Ma soprattutto noto un enorme entusiasmo, una grande volontà di fare bene. Proprio come nel periodo di Lippi».
Qualità sufficienti per tornare a vincere, da subito. «Questa disponibilità al sacrificio che vedo nei campioni è fondamentale e fa ben sperare. Però come mi ha sempre detto Lippi: “L’importante per un grande club è arrivare in fondo a tutto, poi la vittoria finale dipende da parecchi fattori».
La Juventus dell’ultima Champions era una squadra di grandi leader: Ferrara, Conte, Paulo Sousa, Del Piero, Vialli... Nell’attuale gruppo ci sono personalità all’altezza? «Certo. I leader a questa Juve non mancano. Casomai sono diversi. Ma questo è normale, adesso i calciatori sono più moderni rispetto a 10 anni fa».
Come vede Alessandro Del Piero dopo tanto tempo? «E’ cambiato, ma è sempre grandissimo. Già all’epoca era un ragazzo maturo, adesso però è più uomo. Come campione non si discute».
Il giocatore della nuova Juventus che lo ha più impressionato?
«Trezeguet. L’ho conosciuto solo poche settimane fa: mi ha stupito la sua voglia di lavorare e sacrificarsi».
Fonte: TuttoSport
A proposito della società. In dieci anni sono cambiate tante cose. Ha notato delle differenze? «Beh, prima la Juve era una grande famiglia, un ambiente più piccolo dove ci conoscevamo tutti. Adesso è quotata in Borsa, è un’azienda grande, molto più numerosa a livello di personale. Quindi, magari, non conosco proprio tutti».
Lei ha vissuto la prima era Lippi, un periodo ricco di trionfi. In questa prima parte di ritiro ha notato delle somiglianze tra questa Juventus e quella del passato? «Il fatto che ci siano Ferrara, passato in panchina, e Del Piero, ancora in campo, è già un segnale di continuità. Ma soprattutto noto un enorme entusiasmo, una grande volontà di fare bene. Proprio come nel periodo di Lippi».
Qualità sufficienti per tornare a vincere, da subito. «Questa disponibilità al sacrificio che vedo nei campioni è fondamentale e fa ben sperare. Però come mi ha sempre detto Lippi: “L’importante per un grande club è arrivare in fondo a tutto, poi la vittoria finale dipende da parecchi fattori».
La Juventus dell’ultima Champions era una squadra di grandi leader: Ferrara, Conte, Paulo Sousa, Del Piero, Vialli... Nell’attuale gruppo ci sono personalità all’altezza? «Certo. I leader a questa Juve non mancano. Casomai sono diversi. Ma questo è normale, adesso i calciatori sono più moderni rispetto a 10 anni fa».
Come vede Alessandro Del Piero dopo tanto tempo? «E’ cambiato, ma è sempre grandissimo. Già all’epoca era un ragazzo maturo, adesso però è più uomo. Come campione non si discute».
Il giocatore della nuova Juventus che lo ha più impressionato?
«Trezeguet. L’ho conosciuto solo poche settimane fa: mi ha stupito la sua voglia di lavorare e sacrificarsi».
Fonte: TuttoSport
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