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Mourinho attacca il Milan: «E' dura lottare contro chi è sostenuto dalle tv»
«Servono i giovani per non far finire il ciclo dell’Inter».
Bilancio di un anno. Concluso il suo primo campionato italiano, Mourinho racconta fatti, aneddoti e si confessa alla rivista portoghese Espiral Do Tempo: «Non sono un nostalgico, il Portogallo non mi manca. La stampa italiana segue molto il calcio. Forse sono stato troppo pesante definendola 'prostituzione intellettuale'. Ma in quel momento del campionato sentivo il bisogno di soffiare sul fuoco». Quindi affonda il colpo sui cugini rossoneri: «Il padrone del Milan è padrone di una delle due reti tv più importanti: la più forte a livello calcistico, quella che ha i commentatori che contano. Milano è una città metà Inter e metà Milan, ma solo il Milan ha questa esposizione mediatica. Per quanto la stampa voglia essere indipendente, finisce sempre per non esserlo. Tutto questo crea un ulteriore difficoltà a un club come il mio».
Quindi parla della sua Inter, paragonandola alle altre squadre che ha allenato. «È la squadra che mi piace di più dal punto di vista umano: ha le persone migliori, ma non ha più nulla da dare per crescere se non ringiovanisce. Prima le mie squadre erano sempre all’inizio di un ciclo. Invece è molto più difficile allenare quando l’età media si aggira intorno ai 32 anni: si è ormai al limite del potenziale. Per questo voglio l’arrivo di ragazzi di talento». Mou svela un aneddoto sull’Inter «vecchia» della scorsa stagione: «A novembre mi dissi: 'Se continuo a cercare il margine di crescita della squadra non vinco il campionato'. Ho dovuto rinunciare a qualcosa e aggrapparmi a 3 o 4 principi di gioco fondamentali».
Josè, intanto, ha arricchito il suo italiano: «Il calciatore è permaloso. Non gli piace, fondamentalmente, che tu gli dica 'non vali nulla', o 'sei vecchio' o anche 'ieri qualcuno ti ha visto alle 4 di notte per strada'. L'unico modo che ho per combattere la 'permalosidade' è essere sempre onesto». Infine, la catalogazione dei calciatori in base alla nazionalità. «I brasiliani sono i più difficili e indisciplinati. Se convochi una riunione alle 10 se ne fregano che tu li lasci entrare o meno. L'inglese arriva alle 9.55, l'italiano se arriva alle 10.01 lo fa di corsa e scocciato, il portoghese alle 10 o alle 9.59, il francese, che ha sempre ragione, alle 10 ma pensa che non ci sia nessun motivo per arrivare puntuale. I russi alle 10, non un minuto prima o dopo: loro hanno bisogno di essere guidati».
Fonte: Gazzetta dello Sport
Quindi parla della sua Inter, paragonandola alle altre squadre che ha allenato. «È la squadra che mi piace di più dal punto di vista umano: ha le persone migliori, ma non ha più nulla da dare per crescere se non ringiovanisce. Prima le mie squadre erano sempre all’inizio di un ciclo. Invece è molto più difficile allenare quando l’età media si aggira intorno ai 32 anni: si è ormai al limite del potenziale. Per questo voglio l’arrivo di ragazzi di talento». Mou svela un aneddoto sull’Inter «vecchia» della scorsa stagione: «A novembre mi dissi: 'Se continuo a cercare il margine di crescita della squadra non vinco il campionato'. Ho dovuto rinunciare a qualcosa e aggrapparmi a 3 o 4 principi di gioco fondamentali».
Josè, intanto, ha arricchito il suo italiano: «Il calciatore è permaloso. Non gli piace, fondamentalmente, che tu gli dica 'non vali nulla', o 'sei vecchio' o anche 'ieri qualcuno ti ha visto alle 4 di notte per strada'. L'unico modo che ho per combattere la 'permalosidade' è essere sempre onesto». Infine, la catalogazione dei calciatori in base alla nazionalità. «I brasiliani sono i più difficili e indisciplinati. Se convochi una riunione alle 10 se ne fregano che tu li lasci entrare o meno. L'inglese arriva alle 9.55, l'italiano se arriva alle 10.01 lo fa di corsa e scocciato, il portoghese alle 10 o alle 9.59, il francese, che ha sempre ragione, alle 10 ma pensa che non ci sia nessun motivo per arrivare puntuale. I russi alle 10, non un minuto prima o dopo: loro hanno bisogno di essere guidati».
Fonte: Gazzetta dello Sport
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