Mourinho attacca il Milan: «E' dura lottare contro chi è sostenuto dalle tv»

«Servono i giovani per non far finire il ciclo dell’Inter».

03/lug/2009 08.19.09

José Mourinho - Inter - Serie A (Grazia Neri)
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José Mourinho - Inter - Serie A (Grazia Neri)

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Bilancio di un anno. Conclu­so il suo primo campionato ita­liano, Mourinho racconta fat­ti, aneddoti e si confessa alla rivista portoghese Espiral Do Tempo: «Non sono un nostalgi­co, il Portogallo non mi man­ca. La stampa italia­na segue molto il calcio. Forse sono stato troppo pesante defi­nendola 'prostituzione intellet­tuale'. Ma in quel momento del campionato sentivo il biso­gno di soffiare sul fuoco». Quindi affonda il colpo sui cu­gini rossoneri: «Il padrone del Milan è padrone di una delle due reti tv più importanti: la più forte a livello calcistico, quella che ha i commentatori che contano. Milano è una cit­tà metà Inter e metà Milan, ma solo il Milan ha questa esposi­zione mediatica. Per quanto la stampa voglia essere indipen­dente, finisce sempre per non esserlo. Tutto questo crea un ulteriore difficoltà a un club co­me il mio».

Quindi parla della sua In­ter, paragonandola alle altre squadre che ha allenato. «È la squadra che mi piace di più dal punto di vista umano: ha le per­sone migliori, ma non ha più nulla da dare per crescere se non ringiovanisce. Prima le mie squadre erano sempre al­l’inizio di un ciclo. Invece è molto più difficile allenare quando l’età media si aggira in­torno ai 32 anni: si è ormai al limite del potenziale. Per que­sto voglio l’arrivo di ragazzi di talento». Mou svela un aneddo­to sull’Inter «vecchia» della scorsa stagione: «A novembre mi dissi: 'Se continuo a cerca­re il margine di crescita della squadra non vinco il campiona­to'. Ho dovuto rinunciare a qualcosa e aggrapparmi a 3 o 4 principi di gioco fondamenta­li».

Josè, intanto, ha ar­ricchito il suo italiano: «Il cal­ciatore è permaloso. Non gli piace, fondamentalmente, che tu gli dica 'non vali nulla', o 'sei vecchio' o anche 'ieri qual­cuno ti ha visto alle 4 di notte per strada'. L'unico modo che ho per combattere la 'permalo­sidade' è essere sempre one­sto». Infine, la cataloga­zione dei calciatori in base alla nazionalità. «I brasiliani sono i più difficili e indisciplinati. Se convochi una riunione alle 10 se ne fregano che tu li lasci en­trare o meno. L'inglese arriva alle 9.55, l'italiano se arriva al­le 10.01 lo fa di corsa e scoccia­to, il portoghese alle 10 o alle 9.59, il francese, che ha sem­pre ragione, alle 10 ma pensa che non ci sia nessun motivo per arrivare puntuale. I russi al­le 10, non un minuto prima o dopo: loro hanno bisogno di es­sere guidati».

Fonte: Gazzetta dello Sport
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